Fra le più importanti dell’organismo, l’articolazione scapolo omerale è anche una delle più mobili: deve essere stabile e solida nel supportare l’intero raggio di movimenti che il braccio è in grado di compiere.

Dal punto di vista anatomico, la spalla, di cui l’articolazione scapolo omerale è l’elemento principale, è composta dalle due ossa (scapola ed omero), che sono a contatto attraverso una piccola escrescenza che procede dalla scapola ed è detta cavità glenoidea.

Intorno a queste ossa sono posti i tessuti molli:

  • le cartilagini che ricoprono le superfici articolari rispondono all’esigenza di minimizzare l’attrito ed ammortizzare i piccoli traumi;
  • la borsa acromiale serve a lubrificare le stesse superfici di contatto;
  • l’insieme dei tendini dei muscoli collegati, che prende il nome di cuffia dei rotatori, conferisce stabilità a tutto il complesso articolare evitando che la testa dell’omero (l’estremità a contatto con la scapola) non fuoriesca dalla cavità glenoidea.

Le patologie che provocano dolore alla spalla

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Il dolore alla spalla è un sintomo che può indicare molti problemi differenti: come ho accennato, la spalla è un complesso articolare composto di diversi elementi collegati fra loro e l’infiammazione o il danneggiamento di uno fra essi può determinare il graduale deterioramento di tutti gli altri.

Per questo motivo, non è sempre semplice formulare una diagnosi su quale sia esattamente la patologia all’origine del dolore.

Lo specialista deve spesso ricorrere agli accertamenti strumentali (come la radiografia, la risonanza magnetica e l’ecografia) per avere un quadro completo della situazione e formulare una strategia di trattamento che possa costituire la soluzione definitiva del problema.

Di seguito, ho elencato le più comuni patologie della spalla che sono causa di sintomi dolorosi alla spalla, cercando di spiegarle in modo sintetico a beneficio dei miei pazienti.

Sindrome da impingement

La sindrome da impingement è una patologia causata dal restringimento (impingement) dello spazio fra l’acromion e la testa dell’omero.

Questo schiacciamento determina l’infiammazione dei tessuti molli che scorrono fra le due strutture, che si manifesta con dolore e limitazione nei movimenti.

La sindrome da impingement può portare, se trascurata, al danneggiamento ed alla rottura dei tendini che compongono la cuffia dei rotatori. In tale caso, può rendersi necessario un intervento di riparazione dei tendini e di contemporaneo rimodellamento dell’osso acromiale (acromionplastica).

Tendinite calcifica

La tendinite calcifica è una condizione patologica è caratterizzata dalla formazione di piccoli depositi di calcio sulla superficie dei tendini ed interessa spesso la cuffia dei rotatori.

Può essere collegata a traumi o immobilizzazioni forzate dell’articolazione, anche molto precedenti alla comparsa dei sintomi.

Se provoca danni ai tendini, diventa necessario un intervento di riparazione.

Lesione cuffia dei rotatori

I quattro tendini che compongono la cuffia dei rotatori possono subire lesioni parziali o totali, che causano dolore diffuso alla spalla ed alla parte superiore del braccio (bicipite).

Le lesioni possono avere origine traumatica, ma anche essere causate dall’usura e dall’invecchiamento dei tessuti, ovviamente con maggior frequenza nelle persone più anziane.

In caso le lesioni non siano superficiali, l’intervento chirurgico è quasi sempre necessario.

Instabilità di spalla

Questa patologia racchiude tutti i casi nei quali, sempre per motivi legati a traumi o all’usura dei tessuti, la testa dell’omero tende ad uscire dal suo normale alloggiamento, all’interno della cavità glenoidea.

Quest’ultima condizione, detta lussazione, può portare al danneggiamento delle strutture anatomiche circostanti anche quando il problema non sia originato da un trauma come una caduta, un colpo o un incidente.

Spalla congelata

La spalla congelata, anche detta capsulite adesiva, origina da un irrigidimento dell’articolazione, dovuto all’ispessimento dei tessuti che causa la limitazione dei movimenti della spalla.

Se non viene diagnosticata e trattata subito, questa condizione patologica può condurre il paziente ad una limitazione sempre maggiore dei movimenti che riesce a fare con il braccio, fino ad arrivare all’immobilità e, con il tempo, all’anchilosi dei muscoli.

Il trattamento purtroppo è spesso lungo; specialmente se la malattia è già in fase avanzata, prevede faticose sessioni di riabilitazione.

Tre esercizi mirati

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Le patologie che interessano la spalla sono particolarmente insidiose, anche per via del notevole impatto che può avere una limitazione dell’utilizzo del braccio sulla qualità della vita, specialmente quando si protrae per periodi lunghi.

Nonostante non sia possibile prevenire completamente le patologie che ho brevemente descritto più sopra, specialmente quando derivino da traumi, vi sono alcuni semplici esercizi che possono aiutare a minimizzare la probabilità di problemi legati ad usura ed al deterioramento delle strutture causato dal normale invecchiamento cellulare e a contenere i danni in caso di infortunio.

Alcuni studi clinici hanno evidenziato come l’importanza di questi esercizi possa essere paragonabile a quella dell’assunzione di farmaci antinfiammatori.

Dedicare dieci minuti alla salute delle proprie spalle può essere utile sia a chi è nella fase di riabilitazione da un infortunio, che a chiunque voglia lavorare sulla prevenzione di simili problemi.

1° esercizio: rinforzo dei rotatori

Questo esercizio deve essere eseguito da sdraiati a terra, su un fianco, in posizione comoda, con l’ausilio di un piccolo manubrio (fra 1 e 2 kg, va bene anche una normale bottiglia d’acqua da 1,5 l).

Mantenendo il braccio ed il gomito aderenti ali fianco sollevato da terra, impugnando il peso ruotare il braccio fino a quando non tocca il petto e poi riportarlo nella posizione iniziale, parallelo al terreno. Ripetere per 10 o 15 volte, per tre serie con due minuti di riposo fra l’una e l’altra.

2° esercizio: sollevamento del braccio sul piano scapolare

Da seduti, con la schiena aderente allo schienale della sedia o comunque diritta, impugnare il manubrio (o la bottiglia d’acqua) tenendo il braccio teso e sollevarlo fino al piano delle spalle.

È importante non tenere il braccio troppo parallelo allo schienale ma nemmeno troppo frontale: circa a metà fra queste due posizioni sarebbe l’ideale. Come per il precedente esercizio, va bene ripetere il movimento 10 o 15 volte, per tre serie, con due minuti di riposo fra l’una e l’altra.

3° esercizio: allungamento del pettorale

Lo stretching (allungamento muscolare) può essere utile per smorzare i sintomi dolorosi. Da sdraiati proni (pancia in giù) stendere completamente il braccio interessato, in modo che aderisca al terreno, con il palmo della mano rivolto verso il basso.

Con l’altro braccio, spingere progressivamente in modo da sollevare la spalla opposta a quella del braccio dolente, in modo da “stirare” gradualmente l’intera muscolatura dell’arto.

L’ideale sarebbe mantenere la posizione per 20-40 secondi ma è necessario fare attenzione: se quest’esercizio risulta troppo doloroso è bene lasciar perdere subito ed attendere che i muscoli siano nella condizione adatta per tornare a metterlo in pratica.