“È iniziato tutto qualche tempo fa: mi sono accorta che facevo molta più fatica del solito a sfilare le maniche della maglia” spiega Paola, seduta sul lettino.
“Non riuscivo a sollevare il braccio, non del tutto, per lo meno. Comunque il dolore, in quel momento, era molto leggero…”.

Paola (il nome è di fantasia) non è la prima paziente che entra nel mio studio lamentando questi sintomi: le patologie della spalla sono purtroppo un problema piuttosto comune, specialmente per chi ha più di 50 anni.

Anatomia della spalla

articolazione della spalla

I sintomi descritti da Paola nel paragrafo precedente sono comuni a molte patologie della spalla, il complesso articolare che unisce il tronco alle braccia e che permette, grazie all’ampissimo raggio dei movimenti consentiti, di utilizzare gli arti superiori per compiere moltissime operazioni. Il funzionamento delle braccia è fondamentale in moltissime azioni della vita di ogni giorno!

La principale articolazione della spalla è quella fra l’omero e la cavità glenoidea, una piccola escrescenza concava posta all’estremità della scapola, l’osso piatto che si articola con la parte posteriore della gabbia toracica.
Dal momento che il braccio dev’essere libero di muoversi in molte direzioni, la stabilità della spalla (la capacità di mantenere a contatto le superfici articolari) è garantita dal labbro glenoideo, una piccola escrescenza di tessuto molle che si estende attorno alla cavità omonima, e dalla cuffia dei rotatori, l’insieme dei tendini che permettono i movimenti del braccio, che prende questo nome perché si avvolge attorno all’articolazione in un modo che ricorda proprio una cuffia.

Che cos’è la spalla congelata?

Torniamo a Paola, solo per un momento: i sintomi che descrive (limitazione dei movimenti, dolore che diviene più intenso con il passare del tempo) identificano sicuramente un problema che interessa l’articolazione fra omero e scapola. Fra le patologie che colpiscono quest’articolazione, la cosiddetta “spalla congelata” o capsulite adesiva è una delle più comuni.

È causata dall’infiammazione dei tessuti molli (come per esempio i tendini che compongono la cuffia dei rotatori) che, per motivi meccanici, ostacolano alcuni movimenti del braccio interessato.

Di solito, il paziente non riesce a sollevare il braccio oltre una certa altezza e può avvertire un dolore più o meno intenso nel muovere l’arto.

Il dolore, inizialmente legato ai movimenti della spalla, dopo qualche tempo si manifesta anche a riposo, specialmente durante l’inattività (per esempio di notte).

Le fasi della spalla congelata

spalla congelata fisioterapia

I sintomi sono quindi d’intensità variabile a seconda della fase della patologia nella quale il paziente si trova: la spalla congelata è caratterizzata infatti da tre distinte fasi.

Durante la prima (detta di “congelamento”) il dolore e la limitazione dei movimenti aumentano progressivamente nel corso dei giorni, fino a diventare intensi. Al termine di questa fase, che dura da 2 a 9 mesi, il dolore può essere tanto intenso da non permettere il riposo al paziente.

La seconda fase (chiamata “spalla congelata”) si definisce con un alleviamento dei sintomi dolorosi, che spesso convince il paziente d’essere sulla via della guarigione e gli fa abbandonare il trattamento. Nulla di più sbagliato: non seguire diligentemente le indicazioni del fisioterapista può infatti allungare sensibilmente i tempi di recupero del paziente, che era avviato alla guarigione.

La terza fase, detta di “scongelamento”, prevede un lento e progressivo miglioramento di dolore e rigidità. Per abbreviare questa fase, che può durare da sei a diciotto mesi, è importante effettuare gli esercizi di riabilitazione.

Le cause della spalla congelata

La spalla congelata, come ho accennato, è causata dall’infiammazione dei tessuti. Esistono molti fattori che possono determinare tale infiammazione:

  • traumi piccoli e grandi possono danneggiare i tessuti e turbare l’equilibrio di forze necessario al corretto funzionamentoi dell’articolaizone. A volte, l’infiammazione può essere conseguenza di un trauma anche se questo è avvenuto molti mesi prima;
  • lavoro usurante ed allenamento fisico eccessivo possono contribuire ad usurare i tessuti e le superfici articolari. Sollevare carichi sopra la testa e svolgere attività che prevedono lunghi periodi con le braccia alzate sono importanti fattori di rischio per la spalla congelata;
  • alcune malattie del metabolismo (come il diabete) o del sistema cardiocircolatorio possono essere un fattore di rischio, perché diminuiscono l’afflusso di sangue ai tessuti;
  • un lungo periodo di immobilizzazione (per un infortunio o per una patologia non collegata) può indebolire i muscoli ed i tendini, favorendo l’infiammazione.

Le patologie correlate

Tutte le lesioni che interessano la cuffia dei rotatori, il labbro glenoideo e gli altri elementi anatomici che fanno parte del complesso articolare sono ovviamente collegate alla spalla congelata, anche se spesso è difficile, per lo specialista, stabilire se un danno ai tessuti sia la causa o l’effetto dell’infiammazione.

Nel caso sia diagnosticata una lesione alla cuffia dei rotatori, essa dovrà essere riparata: la spalla è un sistema interdipendente, nel quale la rottura di un elemento causa squilibri che, nel tempo, causano danni a tutti gli altri tessuti ad essi collegati.

Visita specialistica

Proprio per questo motivo è fondamentale, non appena si sospetta di avere la spalla congelata o si avverte un dolore insolito e prolungato, rivolgersi ad uno specialista qualificato, che esaminerà il paziente con attenzione e prescriverà gli esami necessari per avere un quadro completo della situazione e formulare la strategia più appropriata per trattare la patologia.

Anamnesi

Il primo approccio, proprio come nell’esempio di Paola, sarà ascoltare i sintomi e le circostanze che il paziente riferisce, per poi procedere ad una serie di test fisici volti a formulare la diagnosi di spalla congelata.

Esami di imaging

L’ipotesi dovrà poi essere verificata attraverso esami strumentali come la TAC, l’ecografia e la radiografia.

Questo passaggio è indispensabile: se vi fossero danni ai tessuti, un trattamento conservativo potrebbe non essere sufficiente nel prevenire una rapida ricaduta nella patologia.

Trattamenti conservativi

spalla-congelata rimedi

I trattamenti conservativi sono infatti sempre utilizzati nella risoluzione della spalla congelata ma, in alcuni casi, devono necessariamente essere affiancati da un trattamento chirurgico.

FANS

I Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei sono efficaci nel combattere dolore ed infiammazione della spalla congelata e non hanno importanti effetti secondari: per questo si utilizzano nelle fasi più “blande” della malattia e nei casi in cui questa si manifesta in forma molto lieve.

Corticosteroidi

Si tratta di farmaci antinfiammatori più potenti ed efficaci ma che, per via di effetti secondari più marcati, possono essere prescritti solo nelle fasi più acute della patologia, per un periodo di tempo limitato.

Fisioterapia

La riabilitazione sarà inizialmente assistita ed in seguito, durante la fase di “scongelamento”, da eseguire in autonomia.
È l’elemento più importante per ottenere un recupero soddisfacente della funzionalità della spalla; i pazienti che non hanno tessuti danneggiati si fermano qui e non dovranno affrontare l’intervento chirurgico.

Intervento chirurgico

Il benefico fisioterapico è molto spesso limitato perché la rigidità della spalla è sempre correlato ad una causa patologica diversa.

Il trattamento chirurgico della spalla congelata consiste nella maggior parte dei casi nella liberazione a 360° della capsula e nella riparazione chirurgica delle eventuali lesioni tendinee.

Quando possibile, si affronta con procedura artroscopica, che permette di minimizzare l’impatto estetico delle cicatrici e di accelerare i tempi di recupero dall’intervento.