L’artroscopia è una procedura che, grazie ad uno speciale microscopio ottico, consente di visualizzare l’interno di un’articolazione senza che vi sia necessità di effettuare grandi incisioni nei tessuti, come avviene invece quando si utilizzano le tecniche tradizionali (che proprio per questo sono anche dette “a cielo aperto”).

Sviluppata per le indagini diagnostiche nella prima metà del secolo scorso, è stata applicata alla chirurgia negli anni ’60 e ’70 dall’illustre chirurgo giapponese Masaki Watanabe.

Effettuare un intervento chirurgico in artroscopia significa operare per mezzo di speciali strumenti chirurgici che possono essere manovrati attraverso ferite operatorie molto piccole, con l’aiuto della visione che si ottiene grazie all’aiuto di un potente microscopio.

Che cos’è la chirurgia artroscopica della spalla?

Applicare questo concetto alla chirurgia della spalla permette di accorciare notevolmente i tempi di recupero rispetto ad una procedura classica, un vantaggio che è spesso significativo per la qualità della vita del paziente, anche dal momento che l’integrità della spalla è indispensabile per muovere il braccio e quindi per svolgere autonomamente molte azioni che hanno un notevole impatto sulla vita di tutti i giorni.

Ferite operatorie più piccole consentono inoltre un risultato migliore anche dal punto di vista estetico; anche per questo, talvolta la procedura artroscopica può essere utilizzata soltanto come verifica diagnostica, per permettere al chirurgo di comprendere meglio la situazione dell’articolazione ed intervenire con una procedura classica solo dopo aver effettuato le valutazioni del caso.

Le 5 patologie che opero in artroscopia

Ho elencato di seguito le patologie che più comunemente tratto utilizzando il metodo artroscopico, anche se è bene specificare che la spalla va considerata sempre come un distretto anatomico unico, visto che tutte le sue parti sono strettamente collegate e che il buon funzionamento dell’articolazione dipende dall’interazione fra tutti i suoi elementi (ossa, cartilagini, tendini, legamenti e muscoli).

Sindrome da impingement o conflitto subacromiale

La sindrome da impingement è una patologia dolorosa, causata dallo schiacciamento del tendine sovraspinato, che interviene (almeno inizialmente) quando si effettua il movimento di sollevamento del braccio oltre un certo angolo.

In questo caso è spesso necessario riparare il tendine lesionato e talvolta rimodellare testa dell’omero ed acromion, le ossa intorno alle quali il tendine scorre.

Tendinite Calcifica

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La tendinite calcifica è una patologia viene trattata chirurgicamente quando le calcificazioni, che si formano a livello di uno o più tendini della cuffia dei rotatori, rischiano di danneggiare i tendini (o lo hanno già fatto) per via dell’attrito che si sviluppa quando i tendini stessi scorrono l’uno contro l’altro.

Lesione della cuffia dei rotatori

Le lesioni della cuffia dei rotatori possono avvenire a causa di una caduta o un incidente, oppure essere una conseguenza di un’altra patologia della spalla che è stata trascurata o non è stata diagnosticata per tempo.

Instabilità di spalla

Di solito, l’instabilità di spalla è legata ad un trauma o a molti microtraumi ripetuti nel tempo, che hanno lentamente portato la degenerazione dei tessuti fino al punto di rendere instabile il posizionamento della testa dell’omero all’interno della cavità glenoidea.

Spalla rigida

Questa patologia, nota anche con il nome di capsulite adesiva, si determina quando, in assenza di lesioni traumatiche o da stress, l’ispessimento dei tessuti dell’articolazione limita i movimenti che è possibile compiere con il braccio e causa sintomi dolorosi quando si cerca di superare tale limite.

Come avviene l’intervento?

La tecnica si basa sull’inserimento di un particolare strumento, l’artroscopio, attraverso un’incisione operatoria del diametro di pochi millimetri.

Per permettere il passaggio di tutti gli strumenti operatori necessari si procederà poi ad effettuare altre incisioni delle stesse dimensioni in altri punti della spalla.

L’artroscopio è ovviamente collegato ad un monitor che permette al chirurgo una visione dettagliata ed ingrandita della situazione.

I vantaggi della tecnica artroscopica

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Come ho accennato in precedenza, la tecnica artroscopica permette numerosi vantaggi rispetto alle tecniche “a cielo aperto”. Fra l’altro, grazie alla notevole versatilità dei moderni strumenti operatori, non sono molti i casi in cui è sconsigliabile o addirittura impossibile utilizzarla.

I tempi e gli sforzi necessari per il recupero funzionale dell’articolazione si riducono notevolmente, il risultato estetico è migliore (meno punti di sutura e cicatrici molto più piccole) e, dal momento che le ferite sono più piccole, vi sono minori possibilità che si infettino. È per questo che, quando è possibile, i chirurghi ortopedici con buona esperienza, adottano questa tecnica.

Il decorso post-operatorio

Per quanto si possano abbreviare, la guarigione dei tessuti che sono stati riparati o ricostruiti richiede comunque dei tempi “tecnici”, di cui l’organismo del paziente ha bisogno per rimarginare completamente le ferite e riacquisire la robustezza necessaria a compiere tutti i movimenti cui i muscoli della spalla devono provvedere.

Rimozione punti di sutura

Nel corso dei primi giorni dopo l’intervento, sono i punti di sutura a garantire solidità. La loro robustezza non è però sufficiente per sostenere tutto il peso del braccio. È per questo che nella grande maggioranza dei casi si utilizza un tutore, che aiuta il paziente ad evitare di compiere movimenti che potrebbero pregiudicare l’esito dell’intervento stesso. Una volta rimossi i punti di sutura, il chirurgo procede ad una valutazione e di solito conferma la necessità del tutore per un altro breve periodo.

Cosa succede a 1 mese dall’intervento

artroscopia spalla fisioterapia

Dopo aver cominciato a svolgere i primi esercizi di riabilitazione, quando è trascorso circa un mese dall’intervento, nella grande maggioranza dei casi è possibile rimuovere il tutore in modo definitivo. Questa è la fase durante la quale l’apporto dell’esercizio fisico e della fisioterapia sono più importanti per determinare il recupero funzionale.

…a 2 mesi dall’intervento

Trascorsi circa 60 giorni dall’operazione chirurgica, il paziente dovrebbe aver recuperato la maggioranza dell’elasticità articolare che aveva in origine (in termini di ampiezza dei movimenti, dovrebbe essere pari all’85-90%). Arrivati a questo punto, è possibile cominciare a lavorare sul potenziamento muscolare oltre che sul recupero della flessibilità.

…a 3 mesi dall’intervento

La cicatrizzazione dei tessuti che sono stati suturati dovrebbe essere completata entro questa data, permettendo al paziente un’ampiezza di movimenti vicina al 100% rispetto alle sue possibilità prima dell’infortunio. In questa fase, gli esercizi sono quasi completamente focalizzati sul rinforzare i muscoli della spalla, anche per prevenire future ricadute.

…a 4 mesi dall’intervento

Dopo quattro mesi il normale percorso di riabilitazione dovrebbe essere stato completato e il paziente dovrebbe essere in grado di svolgere tutte le attività della normale routine quotidiana senza difficoltà e senza percepire alcun dolore. Solo per affrontare le attività sportive agonistiche più dure, come quelle che prevedono il pieno contatto fisico, potrebbero rendersi necessarie 4-6 ulteriori settimane di riabilitazione.