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La mia operazione ad Alessandro Nesta

2018-04-11T11:12:04+00:0011 aprile 2018|

Tutti i miei pazienti sono importanti allo stesso modo: il mio compito è restituirgli una qualità di vita adeguata alle loro aspettative e liberarli dai sintomi dolorosi che spesso li affliggono.

Di fronte ad un atleta professionista, però, è inevitabile sentire una responsabilità maggiore, dal momento che dall’accuratezza con la quale svolgo il mio lavoro potrebbe dipendere il futuro stesso di una carriera sportiva.

Se poi si tratta di Alessandro Nesta, uno dei “ragazzi di Berlino”, che hanno portato in Italia la coppa del mondo del 2006, non sarebbe naturale per me non essere colto da un po’ di emozione!

Chi è Alessandro Nesta

Romano di nascita, laziale di fede calcistica, non ha bisogno di essere presentato a chiunque sia appassionato di calcio, dal momento che è considerato da molti uno dei dieci difensori più forti di tutti i tempi.

Per i meno appassionati, è sufficiente dire che oltre alla Coppa del Mondo, che abbiamo già ricordato, ha vinto tre scudetti [uno con la Lazio, due con il Milan], due Coppe dei Campioni ed è stato nominato da Pelé nella lista dei 125 calciatori più forti del XX° secolo.

Oltre al suo eccezionale profilo professionale bisogna però dire che Alessandro Nesta è un ragazzo d’oro, che non si può non ammirare anche da tifoso di una squadra avversaria.

Uno che, in questi anni di stipendi milionari, ha vestito per moltissime stagioni la casacca della sua squadra del cuore, che ha portato alla sua prima coppa Europea [Coppa delle Coppe 1998-99] ed allo storico scudetto del 2000, il secondo della storia dei biancocelesti.

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Il problema alla spalla di Alessandro

Quando il prof. Ettore Taverna mi chiamò a far parte del team per operare Alessandro, ero già consapevole dei suoi problemi di infortunio: non giocava con regolarità dalla fine della fase a gironi del mondiali.

L’assenza così frequente dalla formazione titolare, per uno come lui, poteva voler dire solo una cosa: non era nelle migliori condizioni fisiche. La spalla sinistra non era più stabile come avrebbe dovuto.

Chi non conosce i ritmi d’allenamento degli sportivi di oggi potrebbe pensare che un infortunio simile non sia particolarmente grave, per un calciatore.

Sbaglierebbe: sebbene non sia grave come un danno al ginocchio o alla caviglia, l’instabilità di spalla può essere fonte di un dolore intenso, che può pregiudicare la qualità dell’allenamento e del riposo, importantissimi per un atleta di così alto livello. Durante gli accertamenti, fu riscontrata una lesione tendinea, che era senza dubbio la causa dell’instabilità.

Il ragazzo sarebbe dovuto rimanere per un po’ lontano dai campi, se voleva risolvere il problema in modo definitivo. All’inizio, Alessandro non era contento di un periodo di riposo così lungo ma si convinse quando gli spiegammo che una simile misura avrebbe certamente prolungato la sua carriera [che infatti si è conclusa solo nel 2014, a 38 anni di età].

Cos’è una lesione tendinea

L’articolazione che congiunge la testa dell’omero con la scapola, come tutte le articolazioni mobili del nostro corpo è tenuta insieme da muscoli, legamenti e tendini.

In pratica, la testa dell’omero va ad incastrarsi nella fossa glenoidea, una cavità di forma ellittica, dov’è normalmente alloggiata. Quando la testa dell’omero esce dalla fossa glenoidea, l’articolazione è lussata [slogata], una condizione che può essere molto dolorosa e che andrebbe risolta prima possibile.

Se uno dei tendini si lesiona, per un trauma o a causa dell’eccessivo sforzo cui è sottoposto, l’articolazione scapolo-omerale perde stabilità, ovvero perde una parte della propria capacità di resistere alle forze esterne, trattenendo l’omero all’interno della cavità glenoidea.

A seguito della lesione, la lussazione della spalla diventa molto più probabile e può talvolta capitare anche per un movimento brusco o addirittura senza alcun motivo apparente.

Cos’è la cuffia dei rotatori?

La cuffia dei rotatori è proprio l’insieme dei quattro muscoli e dei relativi tendini che servono a muovere l’arto superiore ed a tenere insieme l’articolazione.

I tendini avvolgono la testa dell’omero e la cavità in modo tanto perfetto che la struttura anatomica è stata battezzata così per sottolinearne la perfezione. Proprio per questo, una lesione alla cuffia dei rotatori può essere molto seccante e dolorosa, specialmente se non viene diagnosticata e trattata in tempi relativamente brevi.

I sintomi di rottura del tendine e della lesione alla cuffia dei rotatori

L’infiammazione della cuffia dei rotatori è una condizione piuttosto comune che, se non è curata tempestivamente, può portare a lesioni ai tendini o alle cartilagini dell’articolazione.

Per distinguere la semplice infiammazione, che si cura con riposo, ghiaccio e antinfiammatori, da una lesione vera e propria, esistono alcuni esercizi specifici, che lo specialista può far eseguire al paziente durante la visita.

Il dolore e la limitazione nei movimenti, tuttavia, sono spesso presenti fin dalla fase infiammatoria ed è quindi difficile formulare una diagnosi di lesione senza effettuare un’indagine ecografica o radiografica. Per questo, la gran parte delle volte la visita serve a fare un’ipotesi che deve poi essere confermata attraverso le immagini.

L’intervento ad Alessandro Nesta nel team del dr. Taverna

L’operazione ad Alessandro fu programmata per i primi giorni di dicembre del 2006: non era possibile rimandarla oltre. Come ho ricordato, sia lui che i dirigenti del Milan, squadra nella quale allora militava, non erano molto convinti che la strategia di trattamento proposta si sarebbe rivelata vincente.

Il ragazzo decise saggiamente di affrontare il periodo di convalescenza a Miami, lontano dai riflettori accesi sulla stagione in corso; già prima della fine del campionato, Alessandro era di nuovo in una splendida condizione di forma, in grado di partire da titolare ed essere di nuovo determinante fin dalla finale della Champions League 2007, vinta 2-1 sul Liverpool.

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Ritorno in campo e alla vittoria

Dopo il pieno recupero, Alessandro Nesta è tornato a vincere in grande stile: Champions League, Coppa del Mondo per club [sempre nel 2007], un altro scudetto [nel 2011] e soprattutto una carriera che è durata per altre otto stagioni, fin oltre il 38° compleanno, un’età notevole per un calciatore professionista.

Il caso di Alessandro, oltre ad essere uno degli episodi della mia vita professionale che ricordo più piacevolmente, è il classico esempio di come il lavoro di riabilitazione e fisioterapia, se effettuato con impegno e serietà, possa dare risultati eccellenti. Il ragazzo si è attenuto alle indicazioni dei medici in modo scrupoloso ed ha ottenuto in cambio il pieno recupero.

L’orgoglio di aver aiutato un grande campione

Come ho detto nell’apertura di questo articolo, tutti i miei pazienti sono ugualmente importanti ed hanno lo stesso diritto di recuperare le stesse capacità che avevano prima del loro infortunio.

Non ci sono pazienti di serie A e di serie B, ci mancherebbe… dovrete però consentirmi di essere un poco orgoglioso nel pensare che quando aiuto un grande campione come Alessandro Nesta, una minima parte del merito delle sue vittorie sia anche mio!