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Cuffia dei rotatori: cosa fare quando si lesiona?

2018-09-12T09:37:56+00:007 Febbraio 2018|

La cuffia dei rotatori è il complesso dei tendini e dei relativi muscoli che ha lo scopo di tenere insieme l’articolazione fra l’omero, l’osso che sostiene la parte superiore del braccio, e la scapola.

In anatomia, poiché la cavità della scapola nella quale si innesta l’omero è detta cavità glenoidea, è detta articolazione gleno-omerale.

In generale, la cuffia dei rotatori è solamente una delle tre articolazioni che interessano la spalla ma è fra le più delicate ed importanti dell’intero corpo umano.

Infatti, deve consentire al braccio di muoversi liberamente all’interno di tutto il suo naturale raggio d’azione, che è molto esteso, sia per i movimenti di abduzione che per quelli di adduzione.

L’anatomia della spalla

Il complesso articolare che forma la spalla unisce scapola, omero e clavicola; anche lo sterno è però una parte anatomica coinvolta, dal momento che l’articolazione fra esso e la clavicola [detta sterno-claveare] è considerata parte del complesso stesso.

La terza articolazione che fa parte del complesso si chiama acromion-claveare ed è quella che unisce la clavicola e la scapola. Acromion è il nome della protuberanza, a forma di spina, che costituisce la parte finale della scapola stessa.

Sebbene l’articolazione fra omero e clavicola sia la più delicata delle tre che abbiamo citato, il complesso articolare è soggetto nel suo insieme a stress ed infortuni e deve essere sempre analizzato come un elemento unico, le cui parti sono interdipendenti.

La cartilagine è un elemento importante di qualunque articolazione mobile ed in quella gleno-omerale lo è ancora di più, per via del notevole attrito che, quando essa è assente o assottigliata, si può venire a creare fra la testa dell’omero e la cavità glenoidea.

Fra la testa dell’omero e la superficie della cavità glenoidea si trova infatti anche una sacca di tessuto connettivo, detta capsula articolare, che ha lo scopo di tenere separate le superfici e minimizzare, per l’appunto, l’attrito fra le ossa ed i tendini.

La cuffia dei rotatori

La cuffia dei rotatori ha l’importante compito di sostenere e stabilizzare il braccio nella maggior parte dei suoi movimenti ed è formata da quattro diversi tendini, che prendono il nome dai muscoli cui sono legati:

  • il muscolo sovraspinato serve ad allontanare e sollevare il braccio [abduzione] in stretta collaborazione con il muscolo deltoide;
  • il muscolo sottospinato ha la funzione [in collaborazione con il piccolo rotondo] di determinare la rotazione esterna del braccio e la sua estensione;
  • il muscolo sottoscapolare serve per i movimenti di rotazione verso l’interno ed avvicinamento al corpo [adduzione] dell’omero;
  • il muscolo piccolo rotondo si contrae per determinare l’estensione orizzontale del braccio o, se la contrazione è effettuata insieme a quella del sottospinato, alla rotazione esterna dell’omero.

Quando uno dei quattro tendini subisce un infortunio o si usura per via dei continui piccoli traumi cui è sottoposto, la stabilità dell’intera spalla ne risente.

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Le lesioni della cuffia dei rotatori: parziale e totale

Gli infortuni alla cuffia dei rotatori possono essere di natura traumatica o infiammatoria.

In entrambi i casi, oltre ai sintomi dolorosi, che possono crescere gradualmente fino ad influenzare la qualità della vita, se la cuffia dei rotatori non è trattata tempestivamente si possono verificare danni sempre più seri, che aumentano la probabilità di dover ricorrere ad interventi chirurgici più invasivi, con tempi di recupero che si allungano notevolmente.

La lesione dei tendini può essere parziale o totale e la sua corretta valutazione influenza significativamente la strategia terapeutica che sarà utilizzata dallo specialista.

Tra i quattro tendini che compongono la cuffia dei rotatori, il sovraspinato è quello che si lesiona più frequentemente.

Le cause

A parte gli eventi traumatici come colpi o cadute, lo schiacciamento dei tendini che scorrono nello spazio fra omero e scapola è fra le principali cause di usura dei tendini stessi.

Questa condizione deriva dall’usura naturale e dalle peculiarità anatomiche del paziente. Di conseguenza gli infortuni dovuti all’infiammazione ed all’usura della cuffia dei rotatori sono rari [ma non impossibili] nelle persone sotto i 40-45 anni di età.

La naturale degenerazione dovuta all’invecchiamento dei tessuti può essere determinante, così come alcune malattie metaboliche [ad esempio il diabete], le calcificazioni e, più in generale, tutte le condizioni che causano un ridotto afflusso di sangue nella zona della spalla.

I fattori di rischio

Oltre all’età, di cui abbiamo già detto, gli altri fattori di rischio che influenzano maggiormente le lesioni alla cuffia dei rotatori sono le attività lavorative manuali, specialmente se usuranti, l’eccesso di attività sportiva e l’esecuzione ripetuta di movimenti o posture improprie [per esempio, dormire in una posizione non corretta o sollevare pesi in maniera scomposta].

Anche il fumo è un fattore di rischio, perché influenza significativamente l’elasticità dei tendini.

I sintomi

Di solito le lesioni della cuffia dei rotatori si manifestano con un dolore nella parte anteriore della spalla, che si irradia lungo il lato del braccio; in seguito si riscontra anche una difficoltà nel sollevamento laterale dell’arto.

Se la lesione si verifica per via di un trauma di solito si manifesta con un dolore acuto e la sensazione dell’impossibilità di muovere la spalla: la debolezza del braccio è immediata. In caso di una lesione di natura degenerativa, il dolore esordisce invece in modo graduale a partire dalla condizione di infiammazione del tendine.

La situazione si aggrava poi, un poco alla volta, fino a quando la patologia non viene trattata.

Anamnesi ed esame obiettivo

In sede di visita, lo specialista è solitamente in grado di effettuare una diagnosi corretta, eseguendo una serie di indagini manuali come il test di Jobe, il test di Patte o il Lift-off test.

Queste indagini consistono nella mobilizzazione attiva o passiva dell’articolazione e nella registrazione dei sintomi riferiti dal paziente.

Test di imaging

Nel caso dopo la visita sussistano ancora dei dubbi o allo scopo di confermare la diagnosi e valutare la gravità della lesione, non è raro che lo specialista ricorra alla risonanza magnetica o alla radiografia.

Spesso queste indagini addizionali consentono di formulare una strategia di trattamento più corretta, permettendo così al paziente di risparmiare tempo e sofferenze.

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L’intervento chirurgico in artroscopia

Non sempre la chirurgia è l’opzione più indicata per il trattamento di una lesione della cuffia dei rotatori: talvolta, se il paziente è anziano e non ha esigenza di recuperare pienamente la funzionalità o se la lesione stessa è molto lieve, è possibile ottenere risultati soddisfacenti anche per mezzo delle sole terapie riabilitative.

Quando l’approccio chirurgico è invece la scelta preferenziale di trattamento, nei pazienti per i quali è possibile si opta per la chirurgia artroscopica nella grande maggioranza dei casi.

Infatti, questo approccio consente di valutare perfettamente la lesione e ripararla attraverso piccole incisioni, grazie all’aiuto di un potente microscopio.

L’intervento si effettua di solito senza necessità di ospedalizzazione [day hospital] e dura fra 45 e 90 minuti.

A seguito del trattamento chirurgico è necessario un periodo di riabilitazione, che è divisa solitamente in tre tempi differenti:

  • la prima fase consiste nell’immobilizzazione del braccio per circa 4 settimane, per permettere al tessuto muscolare di ripararsi;
  • la seconda fase prevede la fisioterapia assistita, per recuperare il movimento dell’articolazione. Di solito dura 4-8 settimane;
  • la terza fase serve al rinforzo della muscolatura attraverso l’esercizio fisico, sia assistito che autonomo. La durata è variabile ma il mio consiglio è di non impegnarsi per meno di 8-10 settimane.

La riabilitazione va considerata una parte integrante della terapia perché è dalla sua buona riuscita che dipende l’intero esito della procedura: eventuali ricadute sono molto meno probabili in chi si impegna a lungo negli esercizi di fisioterapia, che possono essere continuati anche oltre la fine della riabilitazione stessa.