La spalla è un complesso articolare composto da varie articolazioni, la più importante delle quali è quella fra la parte superiore dell’omero (detta testa) e la scapola, l’osso piatto che si articola con la gabbia toracica.

Più precisamente, la testa dell’omero va ad incastrarsi all’interno di un’escrescenza semicircolare, che sporge esternamente dalla scapola e prende il nome di cavità glenoidea.

In condizioni normali, le superfici articolari sono ben protette dalle cartilagini e dalla borsa acromiale.

Sono tenute a contatto dai tendini dei muscoli che insistono sul braccio, che li avvolgono in una struttura di tessuto molle, chiamata cuffia dei rotatori, con la “collaborazione” del cercine glenoideo, una specie di “anello” di cartilagine che si sviluppa intorno alla cavità che porta lo stesso nome.

Che cos’è una sublussazione

Quando la testa dell’omero, quale ne sia il motivo, perde il contatto con la cavità glenoidea, ovviamente l’articolazione non funziona più come dovrebbe.

Se il contatto fra le due superfici articolari si perde solo in parte, si parla di sublussazione: una condizione cui, per la sua stessa natura e per l’ampissima libertà di movimento che deve garantire al braccio, la spalla è soggetta abbastanza di frequente, specialmente nelle persone anziane o in chi ha svolto per molti anni un lavoro manuale usurante.

La stabilità della spalla è la capacità delle superfici articolari di rimanere a contatto nonostante le sollecitazioni.

Essa dipende da molti fattori ma il più importante sono le condizioni dei tessuti molli che circondano l’articolazione:

  • cuffia dei rotatori;
  • cercine glenoideo;
  • borsa acromiale;
  • cartilagini.

Più queste strutture sono lasse e danneggiate, minore è la stabilità della spalla.

La differenza tra lussazione e sublussazione

Lussazione Spalla Sintomi

Il termine lussazione viene utilizzato quando la perdita reciproca di contatto fra le superfici articolari è completa.

La sublussazione è una condizione che presuppone invece uno scivolamento solo parziale delle reciproche posizioni: la testa dell’omero non è più nella sua posizione naturale ma non è nemmeno uscita completamente dalla cavità glenoidea.

I sintomi della sublussazione di spalla

Oltre all’impossibilità a muovere l’arto, il dolore e l’infiammazione sono i principali sintomi associati a questa condizione.

Può essere presente un intorpidimento o un formicolio intorno alla spalla, dovuto all’ostruzione creata alla circolazione sanguigna dalla modificazione della normale anatomia articolare.

La lussazione della spalla è spesso una condizione anatomicamente evidente: la spalla prende una conformazione asimmetrica rispetto al lato opposto.

Nella grande maggioranza dei casi il paziente è completamente impossibilitato a muovere il braccio.

Talvolta non è facile distinguere una lussazione completa da una sublussazione, per via dei sintomi, che possono essere molto simili.

Le cause

La lussazione della spalla può avere molte cause differenti, che sono classificabili principalmente in due gruppi:

  • quelle legate a traumi;
  • quelle legate al deterioramento dei tessuti.

In particolare nel caso la lussazione derivi da un evento traumatico, come una caduta, un colpo o un incidente, può spesso essere associata a danni, anche seri, sia al tessuto osseo che alle parti molli: l’improvviso scivolamento può danneggiare o addirittura strappare tendini e legamenti o danneggiare le cartilagini e le strutture come il cercine glenoideo.

Anche il lento deterioramento dei tessuti molli, che può essere causato da un eccessivo carico di lavoro, come capita spesso agli sportivi agonisti o ai lavoratori manuali, dall’immobilità forzata o semplicemente dal normale processo d’invecchiamento, può determinare la lassità degli stessi tessuti, che rende la lussazione molto più probabile.

In questi casi, a volte la spalla si lussa per un movimento che in condizioni normali non sortirebbe alcun effetto.

La lassità dei tessuti molli è spesso causa della sublussazione permanente dell’articolazione: le strutture sono deformate e deboli e non sono più in grado di tenere le superfici articolari reciprocamente a contatto.

La diagnosi di sublussazione

In caso si sospetti una sublussazione, è bene rivolgersi subito ad un medico specializzato, che provvederà ad effettuare un esame fisico della spalla e prescriverà gli accertamenti necessari per avere un quadro completo della situazione.

La radiografia è di solito la tecnica diagnostica più utile in questi casi, perché permette di indagare la reciproca posizione delle ossa e verificare che non vi siano fratture o danni al tessuto osseo.

Anche l’ecografia e la risonanza magnetica possono essere utili per controllare la salute della cuffia dei rotatori e delle altre strutture che collaborano alla stabilità della spalla.

L’iter terapeutico

lussazione-spalla-esercizi-riabilitazione-min

La prima azione che il medico intraprende, se è possibile, è una manovra di manipolazione anatomica per riportare le superfici articolari nella loro posizione naturale.

Questo è importante perché più tempo trascorre dalla lussazione, maggiore è la possibilità che tendini, muscoli e cartilagini risentano della condizione.

In seconda battuta, si procederà ad immobilizzare con un tutore la spalla interessata dal problema, per fare in modo che l’infiammazione sia lenita e le strutture che sono state sollecitate dal problema possano rigenerarsi più rapidamente.

Una volta che la situazione sia stata complessivamente valutata, il medico specializzato deciderà se sia il caso di procedere ad un intervento chirurgico per la riparazione dei tessuti danneggiati.

Il problema principale di sublussazioni e lussazioni è infatti che per loro stessa natura tendono a recidivare sempre più spesso, in modo particolare quando non sono trattate adeguatamente: i tessuti danneggiati che non hanno modo di ripararsi perdono progressivamente efficacia nel garantire la stabilità dell’articolazione.

È per questo motivo che non di rado i pazienti cui viene diagnosticata una lussazione si debbono sottoporre ad un trattamento di tipo chirurgico. Quando la limitata estensione dei danni lo permette, l’intervento si effettua preferibilmente in artroscopia.

La riabilitazione

Per lo stesso motivo, la fase di riabilitazione è importante per la buona riuscita del trattamento per una sublussazione o una lussazione: è necessario rinforzare i muscoli e recuperare la massima elasticità dei tendini, anche per rendere la recidiva un’eventualità meno probabile.

Seguire il programma di esercizi che il tema medico propone è quindi fondamentale per evitare di doversi sottoporre ad un intervento (anche nel caso lo si sia già affrontato).

I tempi di recupero

Il bendaggio ortopedico, che si applica dopo l’intervento (o subito dopo la manipolazione articolare, quando l’intervento non è necessario) deve essere mantenuto per 3-6 settimane, per concedere ai tessuti il tempo necessario per rigenerarsi.

La riabilitazione comincia già durante questa fase, attraverso fisioterapia ed esercizi specifici; nelle settimane successive alla rimozione del bendaggio si intensifica notevolmente, perché è necessario affrontare potenziamento muscolare ed esercizi per aumentare la flessibilità.

Anche se i tempi variano ovviamente a seconda dell’entità dei danni, il pieno recupero funzionale avviene dopo tre/quattro mesi; può comunque essere indicato proseguire gli esercizi anche oltre e fino al sesto mese, in particolare nel caso si sia affrontato un intervento chirurgico.