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Lesione del tendine sovraspinato: cause, sintomi e soluzioni terapeutiche

2018-09-12T09:37:57+00:0027 dicembre 2017|

Sollevare un braccio è uno dei movimenti che compiamo più volte nell’arco della nostra giornata: moltissime delle azioni che portiamo a termine quotidianamente richiedono di alzare uno o entrambi gli arti superiori: da sollevare una borsa o un sacchetto a mettere un vestito, da pettinarsi a guidare o cucinare.

Qualsiasi azione che richieda l’uso delle braccia, quindi, sollecita le nostre spalle.

Il dolore alla spalla può avere cause differenti, come abbiamo raccontato nell’articolo sul dolore alla spalla; specialmente in chi non è anziano e non soffre di patologie che possono causare dolori articolari (come per esempio l’artrite reumatoide), dipende molto spesso da un’infiammazione della cuffia dei rotatori, l’insieme dei quattro muscoli (sovraspinato, sottospinato, piccolo rotondo e sottoscapolare) che, attraverso i loro tendini, tengono in posizione l’articolazione stessa.

Che cos’è il tendine sovraspinato

Fra questi quattro muscoli ed i relativi tendini, il tendine del sovraspinato è senz’altro quello più soggetto ad infiammazione e a lesioni.

Questo è dovuto al delicato ruolo che ha nel movimento del braccio: il muscolo sovraspinato ha infatti il compito di permettere all’arto di compiere la prima parte del proprio movimento, dalla posizione verticale fino a circa 80°-90° di inclinazione rispetto al resto del corpo, dopo la quale è il muscolo deltoide a permetterci di completare l’eventuale sollevamento del braccio.

Tendine e muscolo sovraspinato scorrono all’interno di un canale formato dall’acromion e dall’omero, due delle ossa che fanno parte dell’articolazione della spalla, all’interno della borsa acromiale. La borsa acromiale contiene il liquido sinoviale, che serve per l’appunto ad attutire l’attrito tra l’osso e i muscoli che formano la spalla.

La lesione parziale o completa del tendine può derivare sia da un trauma, come ad esempio un colpo o una caduta durante l’attività sportiva, che dall’infiammazione dovuta a sollecitazioni troppo frequenti, a movimenti errati o alla naturale degenerazione dei tessuti causata dall’età.

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I sintomi della lesione del sovraspinato

Una eventuale lesione completa del tendine è molto facile da riconoscere, per uno specialista: oltre al dolore particolarmente intenso, la rottura totale rende impossibile effettuare alcuni movimenti.

In qualche caso, la manifestazione dolorosa può diventare tanto forte da rendere impossibile dormire la notte.

Esistono test specifici che permettono di definire con precisione eventuali limitazioni nei movimenti.
Nel caso il sospetto di lesione sia confermato dallo specialista nel corso della visita, si procederà poi ad effettuare un’ecografia comparata di entrambe le spalle ed una risonanza magnetica, con il fine di valutare in modo più accurato i danni.

Le cause e i fattori di rischio della lesione al tendine sovraspinato

Ci sono molti fattori che, da soli o in combinazione fra loro, possono portare alla lesione del tendine sopraspinato, completa o parziale. Fra questi, i più importanti sono:

  • traumi dovuti a cadute o colpi ricevuti. Eventi simili possono causare la lesione sia direttamente (il tendine si spezza o si lesiona a causa del trauma) che indirettamente (lo schiacciamento o lo stiramento di muscoli e tendini provoca l’usura, che con il passare del tempo determina una lesione da stress);
  • infiammazione cronica, che può causare la diminuzione del liquido sinoviale ed il conseguente aumento dell’attrito fra ossa e muscoli, in un circolo vizioso;
  • sindrome da impingement, nella quale le lesioni sono provocate dal poco spazio fra acromion ed omero e dal conseguente schiacciamento di tendine e borsa subacromiale;
  • usura o ispessimento del tendine dovuto all’invecchiamento o alla pratica continuata di attività usuranti (di solito sportive o lavorative).

Diagnosi e terapia medica per il sovraspinato

Nel caso di sospetto di una lesione del tendine sopraspinato, la prima cosa da fare è cercare di tenere sotto controllo l’infiammazione, sia per evitare che possa causare danni maggiori che per via del fatto che gonfiore ed infiammazione potrebbero ostacolare una corretta diagnosi del problema.

Una volta che la fase acuta dell’infiammazione è stata risolta, di solito attraverso infiltrazioni o l’assunzione di farmaci specifici, lo specialista procede a visitare il paziente ed effettuare i test che ritiene necessari per formulare una diagnosi, come il test di Neer, il test di Hawkins o il palm up test.

Per confermare la diagnosi e formulare una strategia di trattamento che tenga conto dei danni riscontrati, si procede poi ad alcuni test strumentali come l’ecografia comparata delle due spalle, la risonanza magnetica e, in caso si sospettino danni alle ossa, la radiografia.

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Il trattamento conservativo

Quando ha acquisito tutti gli elementi che ritiene necessari, lo specialista valuta insieme al paziente l’opportunità di utilizzare un approccio chirurgico. Se questa soluzione non è ritenuta la più opportuna, il paziente sarà indirizzato verso un percorso di riabilitazione attraverso l’assunzione di farmaci antinfiammatori e la fisioterapia.

La durata e l’intensità del percorso sono ovviamente variabili e dipendono dall’entità del danno e dalla capacità di recupero del soggetto coinvolto. Seguire con diligenza il percorso di riabilitazione proposto è importantissimo nel determinare i risultati, sia nel caso si scelga l’approccio conservativo, che quando si opta per il trattamento chirurgico.

L’intervento chirurgico artroscopico

Ecografia e risonanza magnetica non sono in grado di fornire una diagnosi accurata quanto la visione diretta del problema che il chirurgo può avere nel corso dell’intervento, che solitamente si effettua in artroscopia.
È possibile quindi che durante l’intervento il chirurgo possa decidere di variare leggermente il suo approccio.

La tecnica artroscopica permette di operare con la stessa precisione di un approccio a cielo aperto, minimizzandone però i lunghi tempi di recupero. È per questo che, a parte i casi in cui non sia possibile, l’artroscopia è sempre preferibile all’intervento “a cielo aperto”.

In base al tipo di intervento ed alle capacità di recupero, il paziente dovrà portare un tutore per un periodo di tempo fra i 20 ed i 45 giorni dopo l’intervento. Dopo la rimozione del tutore, è sempre necessario affrontare un programma di riabilitazione, che ha come scopo il recupero della forza e della capacità di movimento della spalla.

Di solito, è possibile tornare al proprio lavoro dopo 30-60 giorni, se esso non prevede attività manuali. Ci vogliono invece 4-6 mesi per ricominciare a praticare sport di contatto o lavori manuali e di fatica.