Uno degli interventi chirurgici che ricordo con più piacere, fra i moltissimi che ho effettuato durante la mia carriera, è senza dubbio quello che ho realizzato a Mauro Bergamasco, per riparare la lesione che si era procurato al tendine sottoscapolare durante gli allenamenti con la nazionale italiana.

La riparazione di un tendine è sempre un intervento delicato, perché un errore potrebbe influenzare la qualità di vita del paziente, specialmente se è giovane e ripone quindi aspettative importanti nella perfetta riuscita dell’intervento.

In questo caso, sentivo però gravare su di me una doppia responsabilità: Mauro non è un ragazzo qualunque, è un atleta professionista cui un’imprecisione nella procedura sarebbe potuta costare la carriera sportiva.

Chi è Mauro Bergamasco

Padovano di nascita, è uno dei giocatori più iconici del rugby italiano, il cui volto è noto persino a chi non si è mai interessato della palla ovale.

Dopo aver cominciato nel Petrarca, la squadra della sua città, ha giocato ai massimi livelli sia in Italia che in Francia ed ha accumulato più di cento presenze con la nazionale Italiana nella quale è stato convocato per ben cinque edizioni della coppa del mondo, un record assoluto a livello mondiale.

Si può dire che fosse un vero predestinato di questo sport, dal momento che sia suo padre Arturo che suo fratello Mirco hanno vestito la casacca della nazionale.

In sostanza, dall’abilità delle mie mani sarebbe dipeso il recupero di una vera leggenda della maglia azzurra!

Il problema di Mauro

Incontrai Mauro per la prima volta in una circostanza per lui difficile. In novembre, si era procurato un infortunio durante un allenamento ma in Francia nessuno riusciva a formulare una diagnosi corretta.

Per questo, Mauro aveva deciso di cambiare strategia, rivolgendosi proprio a me attraverso un amico comune, il dr. Roberto Pozzoni.

tendinite calcifica spalla sala operatoria

L’incontro con Mauro: la diagnosi

Non sarebbe certamente stata la prima volta che uno sportivo si affidava alle mie capacità ma, in questo caso, debbo ammettere che in principio mi ritrovai in difficoltà: comprendevo le difficoltà dei miei colleghi d’oltralpe, poiché gli esami diagnostici non mettevano in evidenza anomalie ed i sintomi non erano di chiarissima interpretazione.

Dopo qualche incertezza, però, la mia esperienza di specialista mi persuase che il dolore di Mauro non potesse avere altra causa che una lesione del tendine sottoscapolare, forse il meno soggetto agli infortuni fra i quattro che formano la cuffia dei rotatori.

Cuffia dei rotatori e il tendine sottoscapolare

L’articolazione fra la scapola e l’omero, l’osso che sostiene la parte superiore del braccio, è fra le più delicate del corpo umano, sia perché viene utilizzata di continuo (permette tutti i movimenti del braccio) che perché deve consentire un raggio di movimenti molto ampio.

La cuffia dei rotatori è il complesso dei quattro tendini che tengono insieme quest’articolazione ed è ovviamente la parte del complesso articolare che si lesiona più di frequente.

Il tendine sopraspinato è il più soggetto a stiramenti, strappi e sfilacciamenti fra i quattro, mentre il sottoscapolare è il più importante e forse quello che si infortuna più raramente ed è quindi molto difficile riconoscere infiammazione e lesioni di questo tendine.

L’intervento chirurgico ed il recupero

Grazie alla tecnica artroscopica ho potuto constatare la correttezza della mia diagnosi proprio nel corso dell’intervento chirurgico, ed ho riparato la lesione in modo rapido, ovviamente senza sacrificare la precisione dei gesti!

Allo stesso modo di qualsiasi altro paziente, anche un grande atleta come Mauro Bergamasco ha dovuto affrontare l’intero percorso riabilitativo, comprese le quattro settimane di immobilizzazione subito dopo l’intervento.

Per fortuna, come tutti gli sportivi veri era ben consapevole dell’importanza di seguire con la massima disciplina il programma di riabilitazione e di impegnarsi al massimo anche nella fisioterapia.

Per Mauro, tuttavia, la parte più delicata del recupero non era ancora arrivata.

Essendo un atleta di livello internazionale, infatti, la fase finale della riabilitazione era per lui ancora più importante: chi ha bisogno di tornare al 100% delle sue possibilità fisiche, specialmente se ha un apparato muscolare allenato e capace di grandi prestazioni, deve allenarsi fino a ripristinare la piena funzionalità di tendini e muscoli, per non rischiare di ricadere subito in altri infortuni.

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Il ritorno in campo e alla vittoria

Il ragazzo era molto determinato a tornare in campo ed ha lavorato durissimamente per ottenere questo risultato nel più breve tempo possibile.

Di solito, per un atleta sono necessari 6-8 mesi per tornare a praticare uno sport di contatto, a maggior ragione se è uno sport come il rugby, che sollecita le braccia e le spalle in modo rilevante.

La mia massima soddisfazione è stata, dopo soli quattro mesi dall’intervento chirurgico, vederlo tornare a giocare prima per la sua squadra di club e poi per la nazionale italiana, per la sua quarta edizione della coppa del modo di Rugby.

L’intervento è riuscito tanto bene che Mauro è stato convocato persino per l’edizione successiva, nel 2015, quando aveva già compiuto trentasei anni.

A distanza di anni, conservo un ricordo molto positivo di Bergamasco.

Incontrarlo ed aiutarlo è stata una sfida molto interessante dal punto di vista professionale ma ancora di più un’esperienza positiva dal punto di vista personale.

Mauro ha infatti un’indole ed una determinazione contagiose, caratteristiche che ne fanno un vero leader oltre che uno sportivo “di razza”.

Crediti Immagini Mauro Bergamasco: Shutterstock