Cari amici pazienti e lettori,

siete diventati tantissimi, molti di più di quanti potessi mai immaginare.

Dal momento che la mia pagina facebook ha raggiunto le 35.000 iscrizioni, credo sia giusto dedicare il nostro appuntamento di questa settimana ad un argomento un poco più generale: racconterò che cos’è l’ortopedia della spalla e qual è il mio modo di interpretare questa specialità, come medico chirurgo.

Chi sono

Mi chiamo Giuseppe Pacelli ed ho sempre voluto fare il medico: fin dalla scuola media, le materie scientifiche sono sempre state le mie preferite e non perdevo occasione per informarmi su tutte le novità della medicina. Il mio interesse era incoraggiato anche da mio padre, medico anche lui ma specializzato in anestesia, che mi ha quindi trasmesso un approccio alla medicina molto diverso da quello di un chirurgo.

Ebbi la fortuna, nel corso del mio periodo di specializzazione, di conoscere il prof. Ettore Taverna, uno dei pionieri della chirurgia artroscopica di spalla.

Grazie alla collaborazione quotidiana con il prof. Taverna, ho potuto apprendere e mettere in pratica tutti i segreti di una chirurgia che stava iniziando a cambiare le regole per quel che riguarda la spalla, il complesso articolare più delicato e complicato del nostro organismo.

Dal 2000 ci ritrovammo insieme a collaborare di nuovo presso l’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, un “salto” che mi ha permesso di ampliare la mia esperienza, operando più di 15000 pazienti in pochi anni.

Le patologie che curo

ortopedico spalla

In tutti questi anni, comunque, non mi sono specializzato solo nel trattamento dei problemi della spalla.

Ho accumulato un’esperienza importante, molto apprezzata dai pazienti, anche nel trattamento delle problematiche di un’altra articolazione importante che può essere trattata con la procedura artroscopica: il ginocchio.

Perché ho scelto l’artroscopia

Nell’ambito della chirurgia ortopedica, l’utilizzo delle tecniche artroscopiche rappresenta attualmente lo stato dell’arte delle patologie di cui mi occupo.

La maggior parte dei pazienti riceve grandi benefici, sia in termini di tempi di recupero più brevi dall’intervento e di ripristino della funzione articolare, che in termini di risultato estetico, per via di cicatrici molto più piccole.

La soddisfazione del paziente è quello che guida le mie scelte: quando è possibile, quindi, cerco sempre di ricorrere alla tecnica che offre le migliori possibilità non solo di avere successo ma anche di soddisfare le esigenze del paziente.

Il paziente prima di tutto

Essere al servizio del paziente è quello che mi motiva ad impegnarmi ogni giorno e che ha influenzato le mie scelte dal punto di vista professionale, con il trasferimento prima a Milano per approfondire la mia specializzazione attraverso un’esperienza unica in Italia, poi Piacenza, un luogo dove poter continuare ad offrire il massimo ai miei pazienti.

Qui ho trovato infatti un team chirurgico di altissimo livello, attenzione per il mio lavoro e la massima qualità per quanto riguarda i materiali, i macchinari e le scelte “tecniche”.

I miei pazienti meritano il meglio!

Perché la superspecializzazione

chirurgo ortopedico spalla

Perché è così importante poter vantare un numero così alto di pazienti operati? In questo modo è difficile che il chirurgo si imbatta in qualcosa che non ha mai trattato e che potrebbe quindi indurlo a commettere un errore.

Tutte le recenti linee guida internazionali consigliano di rivolgersi a chi abbia completato la learning curve del chirurgo, effettuando almeno un certo numero di interventi all’anno, qualsiasi sia la patologia da trattare.

Addirittura, per alcune patologie è stato deliberato di chiudere i centri che non riescono a raccogliere un numero sufficiente di casi, perché è dimostrato dalle statistiche che un chirurgo che non ha sufficiente esperienza specifica cade più facilmente nello sbaglio.

Perché una pagina Facebook ed un blog?

La medicina è complessa ed il paziente può non essere, in alcune circostanze, in grado di valutare in modo autonomo il suo problema; una volta fatta questa premessa, però, io sono del partito di quelli che pensano che informare il paziente sia un dovere del medico e sia anche il primo passo verso la cura.

Un paziente informato in modo giusto saprà meglio come dovrebbe comportarsi per collaborare con il medico, che non può essere sempre presente di persona per consigliarlo su cosa fare e cosa evitare.

Informando personalmente il paziente, eviterò fra l’altro che possa cercare altrove le stesse informazioni e possa trovarne di sbagliate o interpretarle in modo errato.

Una comunicazione intelligente porta solo vantaggi!

I miei casi più famosi

I miei pazienti sono tutti uguali e nessuno riceve un trattamento privilegiato: durante il trattamento il chirurgo ed il suo paziente devono collaborare come in un team per ottenere il massimo dai loro sforzi.

Ci sono però dei casi particolari, che mi piace citare perché dimostrano che a darmi la loro fiducia non sono solo i pazienti comuni, ma anche quelli per cui dall’esito dell’operazione può dipendere il futuro della loro carriera professionale.

Atleti come Alessandro Nesta, Mauro Bergamasco, Federico Pellegrino, Alessandro Pittin ed Ambrogio Magistrelli sono solo i più noti fra quelli che mi hanno onorato della loro fiducia, mettendo letteralmente nelle mie mani la loro carriera: non riesco a non ricordare questi casi con un pizzico di orgoglio.

Dove ricevo

Piacenza ed il suo ospedale sono diventati dal 2018 il mio punto di riferimento, almeno per i pazienti che riesco ad operare attravero il Servizio Sanitario Nazionale.

Come sempre, ricevo anche presso il mio studio, a Busto Arsizio (VA), via L. Da Vinci 1/A, cui si sono recentemente aggiunti altri due luoghi: la clinica Columbus di Milano, via Buonarroti 48, per essere più vicino ai miei pazienti del capoluogo Lombardo ed il centro “Laboratorio del movimento” di Catania, via del Rotolo 14, per accontentare le richieste dei molti pazienti che venivano in Lombardia da tutta l’Italia meridionale.