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Tendine sovraspinoso: i sintomi della lesione e l’iter terapeutico

2018-10-17T13:07:58+00:0017 Ottobre 2018|

La spalla è la parte anatomica che unisce il tronco con il braccio ed è costituita da due diverse articolazioni: quella fra la clavicola e l’acromion (un’escrescenza ossea che fa parte della scapola) e quella fra la scapola e la parte superiore dell’omero.

Quest’ultima è sicuramente la più importante delle due, perché grazie alla collaborazione fra i muscoli che ne garantiscono la mobilità, l’articolazione scapolo omerale permette il movimento dell’arto superiore con un ampissimo raggio di azione. Proprio per questo, tuttavia, la spalla è facilmente soggetta ad infortuni e può essere danneggiata sia dai traumi che dall’usura, per esempio dovuta ad un eccessivo carico di lavoro o di allenamento.

La cuffia dei rotatori

Una delle strutture più importanti della spalla è la cosiddetta cuffia dei rotatori, una guaina che è formata dai quattro tendini dei muscoli che contribuiscono a muovere il braccio.

Oltre alla funzione di movimento, questa struttura anatomica è indispensabile anche per garantire la stabilità dell’articolazione ed evitare che la testa dell’omero si dislochi dalla sua posizione naturale all’interno della cavità glenoidea, una piccola cavità ossea a forma di coppa che è posta all’estremità della scapola.

I quattro tendini prendono il nome dai muscoli ai quali corrispondono e sono:

  1. sopraspinato o sovraspinoso;
  2. sottoscapolare;
  3. piccolo rotondo;
  4. grande rotondo.

Il tendine sovraspinoso

Fra questi, il tendine sovraspinoso (anche detto sopraspinato) è quello che più comunemente subisce traumi o piccoli infortuni dovuti all’usura.

Origina dal muscolo che porta lo stesso nome, che ha forma approssimativamente piramidale e passa sotto l’acromion, prima di inserirsi proprio attraverso il tendine all’interno della cuffia dei rotatori.

È il principale responsabile del movimento di abduzione del braccio, ovvero del suo allontanamento dal piano del tronco.

I sintomi della lesione del tendine sovraspinoso

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Il dolore è il principale sintomo della lesione che interessa un tendine della spalla.

Se la lesione è completa e comporta quindi la rottura del tessuto, il movimento del muscolo corrispondente sarà completamente impossibile.

Se invece la lesione è parziale, il dolore potrebbe comunque rendere difficilissimo muovere il braccio verso l’alto ma uno specialista dovrebbe comunque distinguere una contrazione del muscolo a seguito della mobilizzazione passiva (assistita) del braccio.

Nel caso di lesioni più lievi, il dolore potrebbe inizialmente essere presente solo a riposo oppure intensificarsi in tale circostanza.

Altri segni che possono accompagnarsi alla lesione del tendine sopraspinato sono i crepitii o i rumori di schiocco durante il movimento ed una sensibile diminuzione della forza e della stabilità della spalla.

Le cause della lesione al sovraspinoso

Le cause di una lesione o della rottura del tendine sovraspinoso possono essere molteplici ma si possono dividere in tre “filoni” principali.

Nonostante prevedano cause molto diverse fra loro, non è comunque raro che più di uno di questi aspetti sia coinvolto nella lesione.

    1. Traumi: rappresentano la causa più frequente, specialmente quando si tratta di rottura completa del tendine. Possono essere causati da incidenti, colpi accidentali, infortuni sportivi o cadute e di solito è la contrazione improvvisa e violenta del muscolo a causare la lesione. L’indebolimento della muscolatura dovuto ad altri fattori può comunque accentuare significativamente i danni provocati dal trauma.
    2. Conflitto (impingement): le lesioni che derivano da questa causa sono quelle determinate dall’usura, spesso dovuta a movimenti ripetuti troppe volte o con dinamiche non corrette. Per semplicità, accade qualcosa di paragonabile a quello che succede quando una vecchia maglia di lana si sfilaccia nelle parti che vengono più a contatto con le altre superfici, come la zona dei polsi o quella dei gomiti.
    3. Indebolimento: questo tipo di lesioni sono peculiari nelle persone anziane o in quelle che sono costrette dalle circostanze a trascorrere un lungo periodo immobili ed inattive. Anche l’assunzione di alcuni farmaci per periodi di tempo prolungati può favorire questo tipo di lesioni. La scarsa vascolarizzazione conseguente all’inattività è in questo caso responsabile del cedimento delle strutture tendinee.

I fattori di rischio

Alla luce di quello che abbiamo visto poco sopra, è chiaro che i fattori di rischio principali siano legati allo svolgimento di attività come lavori manuali usuranti o allenamenti sportivi eccessivamente intensi.

Per alcuni sportivi, per esempio i lanciatori, i pallavolisti ed i cestisti, il sovraspinato è un muscolo molto utilizzato e quindi particolarmente soggetto agli infortuni.

Altri fattori di rischio per la patologia sono senz’altro l’età avanzata ed i lunghi periodi di inattività fisica, ma anche alcune malattie autoimmuni o che colpiscono il sistema cardiovascolare possono contribuire all’indebolimento dei muscoli, soprattutto a causa della diminuzione dell’afflusso di sangue che serve ad alimentare le strutture molli come muscoli e tendini.

Come si diagnostica una lesione del tendine

tendine sovraspinoso diagnosi

In presenza di un infortunio alla spalla, per uno specialista spesso non è semplice individuare esattamente l’origine del problema del paziente.

Per questo motivo, una volta formulata un’ipotesi diagnostica, questa dovrà essere confermata attraverso una serie di test fisici e di diagnostica per immagini.

Per avere un quadro completo della situazione si utilizzano di solito la risonanza magnetica e l’ecografia, accoppiate alla radiografia nel caso si sospetti la presenza di danni anche alle superfici ossee.

È comunque bene tenere presente che è molto difficile formulare una diagnosi se le strutture anatomiche sono troppo infiammate: il gonfiore impedisce infatti di effettuare la comparazione fra la spalla sana e quella interessata dalle lesioni.

In caso di traumi o di infiammazione acuta è quindi necessario attendere qualche giorno, aspettando che il paziente reagisca al trattamento antinfiammatorio.

Trattamento conservativo

La strategia di trattamento viene scelta dallo specialista una volta che possieda tutti gli elementi necessari, comprese le aspettative e le necessità del paziente.

La riabilitazione e la contemporanea terapia antidolorifica possono essere indicate nei casi in cui la lesione sia tanto lieve da far pensare che possa rimarginarsi in autonomia, oppure quando si ritiene che non potrebbe affrontare in modo appropriato il percorso di riabilitazione che segue necessariamente l’intervento chirurgico.

Tale percorso può infatti essere piuttosto impegnativo e determina buona parte del risultato che si può conseguire attraverso l’intervento stesso.

Intervento chirurgico in artroscopia

La tecnica artroscopica si basa sull’utilizzo di strumenti all’avanguardia come un potente microscopio ottico e strumenti operatori in grado di passare per spazi molto ristretti.

Quando è possibile adottarla è quindi sempre preferibile all’approccio “a cielo aperto” perché a parità di efficacia consente tempi di recupero molto più rapidi ed un migliore risultato estetico.

Dopo l’intervento, è necessario seguire diligentemente le indicazioni del team medico nell’affrontare il percorso di riabilitazione.

Se non svolge un lavoro manuale gli sarà possibile tornare alla sua normale attività lavorativa dopo circa un mese, mentre potrà tornare all’attività sportiva ed eventualmente al lavoro manuale solo a seguito del parere positivo dello specialista, e comunque non prima di 90-120 giorni dall’intervento.