Si avverte solo un leggero indolenzimento: almeno all’inizio, non sembra niente di cui preoccuparsi davvero.

Qualche giorno più tardi, però, il dolore si intensifica e non riusciamo più a compiere alcuni movimenti, specialmente quelli che richiedono di alzare il polso sopra il livello delle spalle.

Se viene trascurata ulteriormente, nel giro di qualche mese la condizione patologica può trasformarsi in un problema serio, che ci impedisce qualsiasi movimento del braccio che ne è interessato.

L’infiammazione ed il gonfiore si intensificano a poco a poco, fino a bloccare l’articolazione fra la testa dell’omero e la scapola, causando una patologia dal nome evocativo di spalla congelata, un problema piuttosto doloroso e che può essere molto lungo da risolvere.

Che cos’è la spalla congelata?

La spalla è il complesso articolare che, in condizioni normali, permette tutto l’ampio raggio di movimenti del braccio ed è per questo molto importante.

Purtroppo, l’articolazione scapolo omerale è piuttosto delicata e non è raro che s’infiammi, per via dei colpi e dei traumi che subiamo, per esempio a seguito di una caduta, oppure a causa di un movimento non corretto o di uno sforzo eccessivo.

La spalla congelata o capsulite adesiva è una patologia che colpisce i tessuti che proteggono questa articolazione; è causata dall’ispessimento e dall’irrigidimento dei tessuti stessi.

Quando l’infiammazione causa la formazione di aderenze, porzioni di tessuto che l’infiammazione “costringe” fra le superfici articolari, l’attrito fra queste aumenta fino a impedire qualsiasi movimento. La capsulite adesiva ha quindi l’effetto di limitare e rendere dolorosi i movimenti che è possibile compiere con il braccio, fino a bloccarlo completamente.

Differenza tra spalla congelata primaria e secondaria

Le origini della patologia determinano il modo nel quale essa viene classificata e trattata: se l’infiammazione insorge senza il contributo di altri fattori, si parla di patologia primaria.

Quando le cause sono invece da ricercarsi in un trauma avvenuto in precedenza, come una frattura o una lussazione, si può classificare come patologia secondaria ed è necessario risolverla tenendo conto anche della sua origine, altrimenti si rischierebbe che il problema si ripresenti quasi subito.

Le cause della spalla congelata

Fra le cause della spalla congelata, oltre ai traumi che abbiamo già ricordato, vi possono essere alcune malattie autoimmuni come le patologie della tiroide, il diabete ed il morbo di Parkinson.

Altri importanti fattori di rischio sono le malattie che causano un diminuito afflusso di sangue ai tessuti, come le patologie cardiovascolari.

Svolgere un lavoro manuale, specialmente se comporta l’utilizzo intenso delle braccia, può ovviamente influenzare la possibilità che l’articolazione si infiammi: capita frequentemente che lavoratori che usano le braccia, come muratori ed imbianchini, sviluppino una simile patologia.

L’intervento chirurgico

La spalla congelata può purtroppo essere risolta in modo non invasivo solamente se viene diagnosticata nelle sue fasi iniziali, attraverso il riposo, gli esercizi di riabilitazione e l’assunzione di farmaci antinfiammatori.

Se, come spesso avviene, è trascurata fino alla fase in cui i movimenti sono limitati, nella gran parte dei casi si rende necessario un intervento chirurgico per la ricostruzione delle strutture anatomiche danneggiate, che di solito si può effettuare con tecnica artroscopica mini-invasiva.

L’importanza dell’acqua nella prevenzione della spalla congelata

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Sia nel caso in cui si debba recuperare la funzionalità a seguito dell’intervento, che in quello in cui ci si affidi alla sola riabilitazione per risolvere la capsulite adesiva, è importante eseguire gli esercizi proposti dal team medico con la massima diligenza ed in modo costante.

La riabilitazione in piscina ha il vantaggio che la resistenza dell’acqua è graduale e consente di mantenere la tensione muscolare costante durante l’intero movimento svolto.

Gli esercizi in acqua sono quindi particolarmente efficaci: per questo ho deciso di dare consigli su alcuni tipi di esercizio, che possono essere utilizzati sia nell’ottica di prevenire il problema, che in quella di riabilitare l’arto che ne è interessato.

Esercizi di riscaldamento

  • come riscaldamento, può essere utile effettuare alcuni esercizi di elevazione e depressione delle braccia, concentrandosi particolarmente su questi ultimi, che sollecitano i muscoli depressori dell’omero.
    L’ampiezza del movimento di elevazione dovrebbe invece essere ridotta, perché i muscoli coinvolti, trapezio ed elevatore della spalla, sono spesso quelli più dolenti nei casi di spalla congelata;
  • anche gli esercizi di anteposizione e retroposizione (movimenti orizzontali) possono essere molto indicati come riscaldamento, con particolare attenzione al movimento di retroposizione, che stimola il recupero della giusta postura delle spalle.

Esercizi con il bastone

  • questi esercizi sono molto utili perché tenendo il bastone in entrambe le mani, l’arto “sano” aiuta quello la cui spalla è infiammata sia nell’allungamento che nell’estensione, accelerando così il recupero funzionale.
    Sono quindi consigliati fin dalla fase iniziale della riabilitazione.

Esercizi con il galleggiante

  • in questi esercizi, è molto importante avere un punto stabile d’appoggio per permettere la corretta esecuzione di tutti i movimenti.
    È però altrettanto importante rispettare le indicazioni del medico in termini di gradualità, sia come numero di ripetizioni che come resistenza del galleggiante, che può essere aumentata solo con la giusta progressione.

Esercizi con la paletta

  • Gli esercizi con la paletta, come quelli con il galleggiante, debbono essere introdotti progressivamente.
    All’inizio si possono eseguire persino a mano libera, per poi introdurre la paletta quando i muscoli sono già nella fase di recupero funzionale.
    In alcune fasi della riabilitazione può essere indicato differenziare la velocità tra il movimento di “andata” e quello di “ritorno”, per esempio effettuando un’abduzione lenta seguita da un’adduzione veloce.