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Spalla congelata: la correlazione tra diagnosi precoce e soluzione terapeutica

2018-11-28T17:45:03+00:0028 Novembre 2018|

Questo articolo approfondisce l’importanza della diagnosi precoce per la spalla congelata e la sua correlazione con l’iter terapeutico corretto.

Introduzione sulla spalla

L’articolazione fra la testa dell’omero e la scapola (tecnicamente detta gleno omerale) è in assoluto la più mobile dell’intero organismo.

Deve infatti permettere al braccio tutto l’ampissimo raggio di movimenti che questo è normalmente in grado di compiere.

Per questo motivo, l’articolazione stessa è stabilizzata e protetta dal complesso di tendini collegati ai muscoli che muovono il braccio, che formano una specie di guaina, detta cuffia dei rotatori.

All’interno dello stretto spazio della cavità glenoidea, l’escrescenza ossea della scapola in cui la testa dell’omero è normalmente alloggiato, si trovano inoltre alcune borse sierose impregnate di liquido sinoviale, un lubrificante naturale. Il loro scopo è quello di ammortizzare i piccoli traumi e diminuire l’attrito fra le superfici articolari.

Che cos’è la spalla congelata?

Quando l’articolazione gleno omerale si infiamma, l’ispessimento dei tessuti dovuto all’infiammazione può provocare una graduale diminuzione del raggio di movimenti che è possibile effettuare con il braccio.

In pratica, è come se un pezzo di stoffa si infilasse fra gli ingranaggi di un meccanismo, causandone progressivamente il blocco.

È una patologia piuttosto comune, che colpisce entrambi i sessi ma è più frequente nelle donne, soprattutto fra i 35 ed i 50 anni di età.

Quali sono i sintomi della spalla congelata?

La capsulite adesiva esordisce tipicamente con sintomi lievi, quasi impercettibili, per poi aggravarsi significativamente sia in termini di:

  • dolore;
  • perdita della funzionalità.

Pur non avendo conseguenze gravi, se non è diagnosticata e trattata in modo tempestivo può avere un effetto molto invalidante, per l’intensità del dolore, che può arrivare a disturbare il riposo in modo significativo, ma anche per la difficoltà nel compiere molti gesti quotidiani che normalmente diamo per scontati, come vestirsi o fare la doccia.

Le cause della spalla congelata

stress spalla congelata

L’origine della patologia può essere ricercata in molte cause differenti, che talvolta concorrono nel dare vita alle condizioni per il suo sviluppo; è però da tenere in conto che non è sempre facile, anche per lo specialista più esperto, identificare con precisione le cause della malattia nel singolo paziente.

In ogni caso, ecco i principali fattori che possono contribuire allo sviluppo della capsulite adesiva:

  • patologie traumatiche che abbiano interessato spalla o braccio;
  • immobilità forzata dell’articolazione;
  • lesione o calcificazioni dei tendini della cuffia dei rotatori;
  • malattie reumatiche o del metabolismo;
  • stress e ansia, che influenzano il rilassamento muscolare.

Le fasi della spalla congelata

La spalla congelata è purtroppo una patologia che spesso non si riesce a risolvere in modo veloce.

Il suo decorso può durare molti mesi e causare una significativa riduzione della qualità della vita del paziente.

Le varie fasi si susseguono spesso proprio nell’ordine in cui le ho riportate di seguito, pur con tempi variabili.

  • Nella prima fase il dolore si manifesta gradualmente in assenza di un trauma o di uno sforzo fisico. È più comune che all’inizio sia notturno; in questa fase, che di solito dura meno di 90 giorni, in molti casi la perdita di mobilità interessa solo il movimento di extrarotazione;
  • la seconda fase è caratterizzata da dolore progressivamente più intenso, speso presente anche a riposo. I movimenti sono limitati in tutte le direzioni e può durare piuttosto a lungo, oltre i 180 giorni;
  • nella terza fase si assiste di solito all’adattamento dei muscoli: l’incapacità di effettuare determinati movimenti porta alla compensazione con un aumento di mobilità della scapola; contemporaneamente, i muscoli della spalla cominciano ad atrofizzarsi e perdere massa per l’inattività. Se il paziente non si è ancora rivolto ad uno specialista, questa fase può essere ancora più lunga della precedente (anche più di un anno) e determinare danni importanti all’articolazione, cui è poi molto difficile rimediare;
  • nella quarta successiva, il dolore di solito diminuisce ma c’è un aumento della limitazione dei movimenti, perché l’impedimento anatomico è ormai consolidato. L’errore del paziente in questa fase può essere quello di profondere un minore impegno nella riabilitazione, perché la diminuzione del dolore può dargli l’errata percezione che il problema sia risolto. In realtà, se non è trattata adeguatamente, la capsulite può prolungarsi notevolmente ed anche questa fase può durare più di un anno;
  • la quinta ed ultima fase, detta di “scongelamento”, vede una ripresa lenta ma costante dell’elasticità articolare, perché il dolore si è ormai definitivamente risolto. La rapidità con la quale questa fase si sviluppa dipende spesso dalla qualità delle cure e dall’impegno del paziente.

L’importanza di una diagnosi precoce

Come abbiamo visto, la spalla congelata è un problema che può avere tempi di risoluzione lunghi e costare molta fatica al paziente.

Quando è diagnosticata precocemente e trattata da un team specializzato, nella maggior parte dei casi le durate delle varie fasi si accorciano in modo evidente, permettendo al paziente di tornare al più presto al suo normale stile di vita.

Agendo tempestivamente, è possibile inoltre minimizzare i danni all’articolazione e quindi l’impegno che il paziente dovrà profondere nella fase riabilitativa, che è comunque centrale nella strategia di trattamento.

Per questo è molto importante non trascurare qualsiasi avvisaglia che possa far sorgere il dubbio che la patologia si stia sviluppando e rivolgersi immediatamente ad un ortopedico specializzato, che abbia specifica esperienza sulla malattia.

Trattamento conservativo

La terapia medica è sempre il cardine del trattamento della spalla congelata, non soltanto nel caso si opti per una soluzione conservativa.

Di solito si provvede all’infiltrazione di corticosteroidi direttamente nella zona interessata dalla malattia, con il fine di lenire l’infiammazione e minimizzare il dolore corrispondente.

Il decorso della patologia va valutato periodicamente e non appena è possibile si procede ad affiancare la terapia fisica a quella farmacologica.

Buona parte dei pazienti riescono a risolvere la capsulite adesiva solo contando su farmaci e fisioterapia.

L’intervento chirurgico

sala operatoria spalla congelata

La spalla rigida o congelata può anche essere correlata a una patologia secondaria come una lesione tendinea, della cuffia dei rotatori.

Il movimento può essere recuperato attraverso un buon protocollo rieducativo che include – molto spesso – l’intervento chirurgico in artroscopia di liberazione a 360°della capsula [capsular release] intorno alla glena, facendo di fatto recuperare il movimento articolare.

Se la spalla congelata è associata, come detto in precedenza, a una lesione tendinea, è possibile comunque risolvere entrambe le patologie in un unico atto operatorio.

In buone mani chirurgiche e in buone mani fisioterapiche si può dunque eseguire, in un unico atto sia la riparazione del tendine, quindi la causa principale che porta al blocco della spalla, sia “sbloccare” la spalla stessa.

Una parte dei pazienti dovrà infatti ricorrere all’intervento chirurgico, che si effettua in artroscopia (se non ci sono elementi che lo sconsigliano).

Questo avviene spesso quando l’anatomia della spalla risulta danneggiata da un trauma o dagli effetti della patologia stessa e non effettuando una riparazione dei tessuti si rischierebbe di allungare notevolmente i tempi delle varie fasi della malattia o di incorrere in una rapida ed indesiderabile recidiva.

Terapia farmacologica e fisioterapia restano centrali anche in questo caso, nelle fasi di preparazione all’intervento ed in quelle di riabilitazione a seguito dello stesso.

Qualsiasi sia la strategia adottata, è bene tenere in considerazione il fatto che non sempre il decorso della capsulite adesiva si comporta come previsto e non è quindi facile prevedere l’esito della strategia che si è deciso di mettere in atto.