Il ginocchio è la più grande e complessa articolazione del nostro corpo. Come abbiamo scritto nell’articolo sulla ricostruzione in artroscopia del legamento crociato anteriore:

…(il) ginocchio è l’articolazione più grande e complessa del corpo umano. È composto anche da muscoli, tendini e legamenti.

Il ginocchio è naturalmente composto anche da ossa che si incontrano: il femore, la tibia e la rotula.

Tra il femore e la tibia ci sono poi due elementi di fibro-cartilagine a forma di cuneo che agiscono come “ammortizzatori”, delle vere e proprie guarnizioni finalizzate ad attutire i carichi del ginocchio e a mantenerlo stabile. Queste guarnizioni sono il menisco mediale o interno e il menisco laterale o esterno.

Il menisco è sostanzialmente una guarnizione che serve per proteggere la cartilagine e favorisce la cinetica del ginocchio; la medicina e la chirurgia si sono molto evolute nel tempo e – ad oggi – l’approccio è molto più conservativo per questo tipo di lesioni.

Le lesioni meniscali

Il menisco può rompersi in diversi modi, possono avvenire lesioni longitudinali o orizzontali, lesioni complesse o radiali, lesioni a “manico di secchio“, a “becco di pappagallo” e “flap“.

È molto importante notare che, soprattutto nel caso di atleti che praticano sport, le lesioni meniscali sono spesso associate ad altre patologie traumatiche come la rottura del legamento crociato anteriore.

Rottura del menisco: le cause

La rottura del menisco può verificarsi a qualsiasi età.

Nei pazienti giovani e per lo più sportivi, la rottura avviene a causa di un trauma distorsivo con il ginocchio flesso a circa 20° e il piede bloccato a terra. I movimenti combinati di flessione e rotazione provocano la distorsione traumatica, tipica ad esempio nei calciatori.

In età più adulta, la causa principale è l’iperflessione, ad esempio tipica dei lavori che obbligano ad una posizione prolungata del ginocchio flesso. In questo caso il menisco può rompersi proprio nel momento in cui la persona passa dalla fase di flessione a quella di estensione; se la rottura interessasse tutto il menisco, si avrebbe anche il cosiddetto “blocco meniscale” che impedirebbe l’estensione completa del ginocchio.

Da notare che, i soggetti più anziani, possono subire lesioni meniscali proprio a causa dell’avanzamento dell’età e della fisiologica degenerazione dei tessuti articolari.

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I sintomi delle lesioni meniscali

I sintomi sono correlati al tipo di rottura e alle cause, traumatiche o degenrative. Mentre a seguito di rotture degenerative è possibile che non compaia alcun sintomo, in caso invece di eventi traumatici, il paziente avvertirà:

  1. dolore al ginocchio (interno e esterno) che si intensifica in carico o in estensione;
  2. gonfiore;
  3. rigidità dell’articolazione.

Nel momento esatto della rottura, il paziente potrà avvertire anche un sonoro “schiocco” non associato però ad un dolore insopportabile, tanto è vero che molti atleti terminano l’attività in corso.

Rottura del menisco: differenze di approccio chirurgico.

Mentre in passato bastava una diagnosi di menisco lesionato o degenerato, attraverso risonanza magnetica, per eliminare chirurgicamente il menisco, oggi si cerca di essere selettivi, cercando di suturarlo.

In sede di visita specialistica, il chirurgo ortopedico, dopo aver discusso con il paziente dei sintomi e della sua storia medica, inizierà l’esame clinico valutando l’asse del vostro arto, cioè se varo o valgo, ed effettuerà dei test come quello di “McMurray” che permette di verificare la lesione meniscale.

È fondamentale anche la diagnostica per immagini, verrà richiesta una radiografia in carico che, anche se non permette di vedere la lesione meniscale, serve a verificare (nelle persone più anziane) la presenza di artrosi, e una risonanza magnetica che invece permette di emettere la diagnosi senza dubbi.

Intervento di rimozione del menisco: è necessario?

L’esperienza e i progressi della chirurgia ortopedica in artroscopia hanno evidenziato l’importanza del menisco, che svolge un ruolo fondamentale di ammortizzazione del ginocchio. È quindi un elemento vitale per il corretto uso dell’articolazione.

Storicamente la tendenza degli ortopedici tradizionali era quindi quella di rimuovere una porzione ampia del tessuto meniscale attraverso un intervento chirurgico invasivo a cielo aperto con asportazione dell’intero menisco lesionato.

Questo perché l’obiettivo era di rimuovere la causa del dolore.

Proprio con i progressi scientifici e l’avvento in campo chirurgico delle tecniche artroscopiche e mini-invasive si cerca di essere selettivi, cercando di suturare il menisco.

L’operazione di rimozione avviene oggi solo in presenza di lesioni instabili e di blocchi articolari o, ancora, si cerca di procedere con una meniscectomia selettiva, cercando di ricreare il più possibile la forma anatomica del menisco stesso.

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Intervento chirurgico di suturazione del menisco

In pazienti giovani o sportivi, l’indicazione chirurgica è di suturare la porzione di menisco rotto, riparando la lesione e preservando il tessuto sano. Questo intervento è chiamato “meniscectomia selettiva” e permette una ripresa post-operatoria più rapida, anche grazie ad un buon protocollo fisioterapico.