Il ginocchio è un complesso articolare la cui funzione principale è garantita dall’articolazione fra femore e tibia, una delle più forti e resistenti dell’intero organismo. La stabilità dell’articolazione dipende in gran parte da due legamenti che collegano la tibia, l’osso principale della gamba (che prende il suo nome da quello di un antico strumento musicale a fiato), con l’estremità inferiore del femore.

Questi due legamenti, che sono detti legamento crociato anteriore e legamento crociato posteriore perché si incrociano fra loro proprio in corrispondenza del ginocchio, hanno precisamente la funzione di evitare che le due ossa scivolino anteriormente, posteriormente o lateralmente l’una rispetto all’altra.

Per questo motivo, chi pratica sport di contatto ha un rischio più alto degli altri di lesione o rottura del legamento crociato anteriore o di infortuni: spesso è sufficiente un colpo o una sollecitazione laterale eccessiva a creare una lesione (parziale o completa) in un legamento crociato. Per motivi anatomici il legamento crociato posteriore è più robusto e quindi meno soggetto ad infortuni rispetto a quello anteriore. La lesione parziale o completa del legamento crociato anteriore è significativamente più frequente.

Rottura del legamento crociato anteriore: i sintomi

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I sintomi principali della rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sono:

  • il dolore;
  • la sensazione d’instabilità;
  • il gonfiore.

Spesso, se la causa dell’infortunio non è un colpo, si sviluppano solo a distanza di alcune ore dall’evento, quando la muscolatura si raffredda. La prima cosa da fare in questi casi è mettere il ginocchio a riposo, applicando ghiaccio per circa venti minuti ogni ora per lenire il dolore e diminuire il gonfiore.

Solo dopo alcuni giorni, quando la situazione tornerà stabile ed il gonfiore sarà diminuito, sarà possibile procedere ad una diagnosi accertata del problema, attraverso una visita specialistica e degli esami strumentali, come la risonanza magnetica o l’ecografia.

Lo specialista sarà in grado di valutare se è necessario ricorrere ad un intervento chirurgico ricostruttivo sulla base dell’entità della lesione, delle capacità di recupero del paziente e delle sue necessità in termini di stile di vita ed abitudini.

Intervento al legamento crociato anteriore: le 3 tecniche principali

Se la lesione è completa o compromette la funzione in modo da non lasciar sperare che sia possibile un suo totale recupero, l’intervento chirurgico è l’unico metodo per ripristinarla in maniera appropriata. L’intervento consiste nella rimozione del legamento lesionato e nella sua sostituzione con un altro legamento, che può essere prelevato dal paziente (trapianto autogeno) o, più raramente, da un donatore (trapianto allogeno).

Nel primo caso, il chirurgo può scegliere di utilizzare una parte (poco più di un centimetro) del tendine di un quadricipite, oppure di uno dei muscoli flessori. Qualsiasi sia la tecnica selezionata, se possibile l’intervento si effettua con procedura artroscopica e dura circa un’ora. L’intervento in artroscopia permette infatti molti vantaggi tecnici, fra i quali una netta riduzione del dolore e dei tempi di recupero post-intervento.

Riabilitazione post intervento legamento crociato anteriore

riabilitazione legamento crociato anteriore

La fase di riabilitazione è importante quanto la perizia del chirurgo nel garantire che l’operazione restituisca al paziente un livello di funzionalità articolare paragonabile a quello presente prima dell’infortunio. Anche per questo si comincia prima possibile, poche ore dopo la procedura. Vediamo di seguito cosa succede durante le varie fasi del processo di riabilitazione; ovviamente, i tempi indicati possono variare leggermente a seconda della risposta del paziente e dell’entità della lesione trattata.

Dal 1° al 5° giorno

Nei primissimi giorni si procede alla movimentazione passiva dell’articolazione, che nel resto del tempo viene immobilizzata attraverso un tutore che la trattiene ad un angolo fissato, stabilito dal chirurgo a seconda dell’anatomia del paziente. Il secondo giorno dopo l’intervento, dopo la pulizia della ferita operatoria, i drenaggi vengono rimossi e può cominciare la deambulazione a pieno carico con l’aiuto dei bastoni canadesi. Il giorno successivo di solito il paziente torna a casa e può cominciare la fisioterapia a domicilio.

Dal 6° al 15° giorno

In questa fase continua la fisioterapia a domicilio, alternando mobilitazione passiva ed esercizi leggeri. Il quindicesimo giorno il paziente viene sottoposto alla visita di controllo da parte del chirurgo, che rimuove i punti, ed alla visita fisiatrica.

Dal 16° al 45° giorno

Dopo la rimozione dei punti comincia la fase di riabilitazione presso un centro specializzato, dove il paziente sarà seguito quotidianamente. Il trentesimo giorno di solito si effettua la seconda visita di controllo ed il paziente viene autorizzato nuovamente alla deambulazione libera ed alla guida dei veicoli. A meno che non svolga una professione usurante dal punto di vista fisico, dopo trenta giorni sarà in grado di tornare normalmente al suo lavoro.

Dal 46° al 60° giorno

Prosegue l’impegno del paziente nel protocollo riabilitativo, che deve essere seguito con il massimo impegno. In questa fase è molto importante tenere presente che, anche se l’infortunio sembra lontano e si è sulla via della guarigione, per ottenere risultati stabili nel tempo bisogna moltiplicare i propri sforzi. È comunque possibile riprendere un’attività fisica leggera.

Dal 61° al 120° giorno

Come ho scritto, dopo il sessantesimo giorno di solito è possibile riprendere gradualmente l’allenamento sportivo vero e proprio, evitando però accelerazioni eccessive ed attività che prevedono il contatto fisico. Una persona che si allena in maniera regolare (almeno due o tre volte alla settimana, con intensità che dipende dall’età e dalle condizioni di salute generale) è meno soggetta agli infortuni articolari e tutela la sua salute anche da molte altre malattie, come quelle del sistema cardiovascolare o del metabolismo.

Dal 121° giorno al 180° giorno

Una volta trascorsi quattro mesi dall’intervento, in genere il recupero della funzionalità articolare dovrebbe essersi compiuto quasi del tutto. In questa fase può quindi essere utile intensificare gli esercizi di potenziamento muscolare, per abbassare ulteriormente le possibilità di ricadute future. Se il paziente pratica a sport a livello agonistico sport come sci, calcio, basket o volley, che aumentano il rischio di colpi o accelerazioni eccessive, sarà il chirurgo ad indicare al suo paziente quando potrà riprendere la piena attività.