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Periartrite: gli esercizi per il controllo del dolore

2018-12-05T12:13:08+00:005 Dicembre 2018|

La spalla è un complesso articolare molto importante, che congiunge il tronco all’omero, l’osso che sostiene la parte superiore del braccio, attraverso la scapola.

Come avviene per molte cose della nostra vita, spesso ci rendiamo conto di quanto sia fondamentale per le nostre attività quotidiane solamente quando non funziona come dovrebbe.

Attività che normalmente diamo per scontate, come vestirsi, lavarsi o guidare, diventano molto più difficili o addirittura impossibili quando si manifestano dolore e limitazione delle possibilità di movimento!

Che cos’è la periartrite?

In medicina si parla di periartrite per indicare l’infiammazione dei tessuti molli (muscoli, tendini, legamenti, borse sinoviali, ecc.) che supportano qualsiasi articolazione mobile.

Dal momento che è una delle articolazioni che ne è più comunemente colpite, nel linguaggio comune il termine viene spesso utilizzato come sinonimo di periartrite scapolo-omerale.

Che cos’è la periartrite scapolo-omerale?

È una condizione patologica che causa l’infiammazione dei tessuti molli che proteggono e stabilizzano l’articolazione scapolo-omerale.

La cavità glenoidea è un’escrescenza ossea che serve ad alloggiare la testa dell’omero; è protetta internamente dalle borse sinoviali, che impediscono l’attrito fra la testa dell’omero e la scapola ed è circondata esternamente dalla cuffia dei rotatori, il complesso di tendini dei muscoli che servono a muovere il braccio stesso.

Quando questi elementi anatomici si infiammano, si parla appunto di periartrite scapolo-omerale.

Le cause e i sintomi della periartrite

Quando l’infiammazione riguarda l’articolazione fra la scapola e l’omero, i sintomi dolorosi possono essere molto fastidiosi perché si manifestano a seguito di qualsiasi movimento del braccio.

Inoltre, se la situazione non è trattata in maniera tempestiva, il dolore può diventare costante e disturbare il riposo del paziente, creando quindi un significativo problema alla sua qualità di vita.

Non di rado i movimenti della spalla vengono gradualmente limitati dalla portata dell’infiammazione, che causa il blocco dell’articolazione proprio come una zeppa che non permette alla porta di chiudersi del tutto.

La periartrite è una patologia che riguarda molte categorie diverse di pazienti.

Le cause dell’infiammazione possono essere differenti e talvolta non è semplice dire quale sia quella prevalente. Esistono comunque una serie di fattori di rischio che aumentano significativamente la possibilità di sviluppare l’infiammazione alla spalla:

  • infortuni e traumi, anche se si sono verificati nel passato, possono creare squilibri muscolari che favoriscono l’infiammazione;
  • movimenti ripetuti o continuati del braccio sono un possibile fattore di rischio. Sono spesso causati dall’attività professionale o da quella sportiva;
  • assumere posture scorrette nel tempo ha un effetto simile a quello degli infortuni nel determinare gli squilibri responsabili della periartrite;
  • l’età avanzata e la carenza di esercizio fisico possono diventare un fattore di rischio (non solo per questa patologia) per via dell’usura cui l’articolazione va naturalmente incontro. Le donne sono particolarmente esposte a questo tipo di fattore.

Le 4 forme cliniche

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Normalmente, la periartrite viene classificata in una delle quattro forme riconosciute dal punto di vista scientifico, a seconda dei sintomi rilevati.

La classificazione influenza la strategia che il medico specializzato adotterà per il trattamento della patologia. È però da notare che la stessa patologia può evolvere da una forma all’altra in modo relativamente rapido, rendendo necessaria la sua rivalutazione periodica.

  • La periartrite scapolo-omerale acuta esordisce con un dolore improvviso, che blocca la spalla e che tende da subito a peggiorare nelle ore notturne. Con l’aiuto di uno specialista, può essere risolta in modo relativamente semplice.
  • La periartrite scapolo-omerale cronica semplice è la forma più comune di evoluzione della precedente forma acuta. Il dolore cresce in modo graduale, disturbando il riposo notturno ma, contrariamente a quanto avviene per la forma precedente, la guarigione è più lenta.
  • La periartrite scapolo-omerale cronica anchilosante è considerata l’evoluzione più avanzata della forma acuta, che si manifesta specialmente nelle persone anziane. Il dolore è costante ma la spalla di solito non è completamente bloccata.
  • La cosiddetta “Spalla di Milwaukee” è la forma più rara e colpisce abitualmente le donne in età avanzata. È caratterizzata da un forte dolore, cui segue una perdita totale della funzionalità della spalla. Non è raro che sia necessario un intervento chirurgico per risolverla.

La causa più comune della periartrite

Tutti i tendini, in particolare quelli responsabili del movimento delle articolazioni, possono essere soggetti al fenomeno della calcificazione.

In pratica, sulla superficie del tendine si formano piccoli depositi di calcio, che aumentano l’attrito che si crea quando il tendine si muove.

Questo processo all’inizio non produce sintomi facilmente riscontrabili (l’unico segnale è rappresentato da un piccolo crepitio che si può sentire quando si muove l’articolazione); quindi, prima di essere diagnosticata l’infiammazione conseguente progredisce spesso fino al punto da causare la periartrite.

In questo caso, spesso si rilevano piccole lesioni sui tendini del paziente, che possono rendere necessario un intervento chirurgico di riparazione.

Gli esercizi per il controllo del dolore

Nella gran parte dei casi, la periartrite può comunque essere risolta senza alcuna procedura chirurgica, attraverso la terapia farmacologica e l’esercizio fisico mirato.

L’esercizio fisico è fondamentale per minimizzare il dolore e se utilizzato con costanza ha un’efficacia sorprendente, spesso superiore a quella degli stessi antidolorifici.

Può essere effettuato anche in ottica di prevenzione, allo scopo di rinforzare la muscolatura e diminuire quindi la possibilità che un sovraccarico o un trauma “accendano” l’infiammazione.

Per questo motivo ho preparato alcuni suggerimenti, utili per tutti.

L’indicazione più importante, che vale per ogni singolo esercizio, è quella di non “forzare”, compiendo i movimenti solo fino all’ampiezza di cui siamo capaci senza sentire dolore.

I risultati si dovrebbero apprezzare pienamente dopo le prime 4-6 settimane di applicazione quotidiana.

Per primo, illustrerò un esercizio personalizzabile, che ha una notevole efficacia e che è possibile ripetere anche più volte al giorno.

Prima di tutto, è indispensabile identificare il movimento “critico”, che ci causa più dolore e che svolgiamo con un raggio limitato.

I movimenti critici possono essere:

  • flessione;
  • estensione;
  • abduzione;
  • intrarotazione (portare indietro il braccio);
  • extrarotazione (portare la mano dietro alla testa ed aprire il gomito);

Una volta individuato il movimento più problematico, baseremo l’esercizio sullo stesso movimento, effettuato però in una posizione semplificata.

È importante fare più sessioni di circa un minuto (continuativo), intervallate da un riposo adeguato (almeno 1-3 minuti).

  • La flessione dovrebbe essere eseguita in posizione supina, favorita dalla forza di gravità;
  • Lo stesso discorso vale per l’estensione;
  • Anche l’abduzione si effettua da sdraiati, facendo attenzione a rivolgere il pollice verso l’alto;
  • L’intrarotazione può essere praticata con il braccio in fuori ed il gomito piegato a 90°;
  • L’extrarotazione andrebbe invece effettuata utilizzando la posizione sdraiata, con il braccio lungo il fianco.

I tre esercizi successivi sono invece da utilizzare con maggiore cautela: il dolore durante l’esercizio deve essere molto limitato, altrimenti potrebbero rivelarsi più dannosi che efficaci. L’ultimo esercizio è il più difficile ed è indispensabile assicurarsi che la flessibilità della spalla sia sufficiente, prima di tentarlo.

  • In posizione eretta, con le braccia a riposo lungo i fianchi, spingere gradualmente le spalle, facendo in modo da unire le scapole ed avvicinare leggermente i gomiti dietro la propria schiena. Mantenere la posizione per un massimo di 10 secondi;
  • Seduti su una sedia, le mani appoggiate alle cosce, effettuare 20 lente rotazioni consecutive all’indietro di entrambe le spalle, facendo attenzione a non muovere il tronco; è consigliabile appoggiare la schiena allo schienale della sedia, se è basso e non ostacola le rotazioni. È importante svolgere l’esercizio senza fretta, iniziando da sollevare le spalle per poi portarle gradualmente indietro;
  • Nella stessa posizione dell’esercizio numero uno, provare lentamente ad unire le mani, intrecciando le dita fra loro con i palmi rivolti all’insù. Estendere lentamente le mani, mantenendole intrecciate, verso il basso, mentre si solleva la testa e poi la si spinge leggermente all’indietro. Mantenere la posizione per un massimo di 10 secondi.