• lettera giuseppe pacelli

Lettera aperta ai miei pazienti: una nuova sfida professionale

2018-11-07T11:51:05+00:007 novembre 2018|

Cari pazienti,

sento il bisogno di comunicare con voi – che mi seguite con affetto – le ragioni che mi hanno spinto a cambiare, e a iniziare una nuova sfida professionale a Piacenza.

I motivi che mi spingono a scrivervi sono gli stessi che mi hanno spinto a cambiare, dopo vent’anni di carriera, la mia sede principale dell’attività chirurgica.

Proprio la trasparenza e la grande dedizione al paziente, oltre ovviamente all’esperienza e al raffinamento delle tecniche chirurgiche, sono gli obiettivi che muovono la mia missione di uomo e di medico chirurgo.

Chi sono

Io sono un medico chirurgo ortopedico, specializzato in chirurgia ricostruttiva e riparativa artroscopica di spalla e ginocchio.

Da figlio di medico, padre anestesista rianimatore, ho avuto fin da piccolo la consapevolezza di voler diventare medico: mi ritengo figlio d’arte, non tanto perché faccio lo stesso lavoro di mio padre (anestesista e chirurgo spesso sono agli antipodi nell’approccio al paziente), ma in quanto da lui ho cercato di apprendere il rispetto verso il paziente e il suo dolore, l’importanza della comunicazione e del saper ascoltare, elementi essenziali per arrivare ad una corretta diagnosi della malattia.

Dal 2000 a gennaio del 2018 ho prestato servizio presso l’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano che mi ha portato ad operare oltre 15.000 spalle in artroscopia, permettendomi di apprendere tecniche chirurgiche, metodologie e algoritmi terapeutici d’avanguardia.

Alessandro Nesta, ex capitano del Milan e della Nazionale Italiana e Mauro Bergamasco, rugbista della Nazionale Italiana, sono i miei pazienti più noti.

Vi ho parlato di loro nel miei articoli passati, non per me ottenere un vantaggio indiretto dal loro nome, ma per passarvi un concetto fondamentale che è ben esemplificato dagli atleti: molto spesso, il merito della buona riuscita di un intervento chirurgico, è del paziente che, con grande determinazione, deve affrontare il percorso post-operatorio.

Mi piace pensare che, dietro ai loro successi, ci sia anche la ragione per cui faccio con grande impegno questo lavoro: migliorare la qualità della vita dei miei pazienti, qualsiasi essa sia.

Quest’anno è stato anche l’anno che mi ha visto impegnato in un progetto – ancora in corso – di riqualificazione della sanità siciliana e nell’insegnamento delle tecniche chirurgiche di artroscopia della spalla a Palermo.

La chirurgia artroscopica della spalla, e del ginocchio, sono le tecniche che maggiormente richiamano i pazienti al Nord, che spesso devono affrontare i cosiddetti “viaggi della speranza” per potersi operare.

Riuscire a dedicare loro l’attenzione che meritano, vicino a casa, è una sfida che ho sentito il dovere di raccogliere e, con il tempo, di vincere.

Il mio percorso al Galeazzi di Milano

istituto ortopedico galeazzi milano

Tornando ai motivi di questa lettera, i vent’anni al Galeazzi – centro di riferimento per la chirurgia ortopedica – hanno avuto di certo un ruolo fondamentale per la mia carriera.

Quello che non tutti sanno è che operare la spalla in artroscopia richiede una curva di apprendimento molto lunga e tortuosa.

Questo obiettivo è possibile solo all’interno – appunto – di un centro di riferimento, un centro che sia punto di riferimento di moltissimi pazienti in tutta Italia e che permetta a noi chirurghi di apprendere tecniche e algoritmi d’avanguardia.

Con il passare degli anni mi sono reso sempre più conto che il rovescio della medaglia di essere parte di una grande gruppo era non poter avere un rapporto “reale” con il paziente, un significativo confronto, una dedizione totale.

I motivi della mia scelta

piacenza italia

Mi sembrava di venir meno alla promessa fatta a me stesso a inizio carriera e – forse – anche a mio papà.

Ho quindi cercato un ospedale che rispettasse le tre condizioni fondamentali che cerco come chirurgo:

  1. altissima qualità dei materiali;
  2. eccellenza del team chirurgico: anestesisti, ferristi, infermieri di sala;
  3. il rapporto con il paziente con il quale costruire un rapporto di fiducia che vada “oltre” il percorso terapeutico per la cura della patologia.

Ho trovato queste caratteristiche a Piacenza – in Emilia Romagna – a più di 100 km da casa.

Continuo a visitare a Busto Arsizio. A Milano visito e opero in libera professione in un altro centro di eccellenza: la Casa di Cura Columbus.

Piacenza è sempre più il mio punto di riferimento per la chirurgia artroscopica della spalla per i pazienti che accedono alle cure con il Sistema Sanitario Nazionale.

È un sacrificio, certo. Ma è un sacrifico che sento di voler e dover fare per i miei pazienti. Perché ogni persona che mi onora della sua fiducia merita il meglio che io possa offrire. E il meglio, oggi, è rappresentato da Piacenza.