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Menisco rotto? Ecco come capirlo

2018-04-04T13:52:59+00:0028 marzo 2018|

I menischi sono escrescenze cartilaginee a forma di cuneo, che hanno lo scopo di separare le superfici articolari ed ammortizzare gli urti. Fanno parte dell’articolazione del ginocchio.

Anatomia del ginocchio

Il ginocchio è l’articolazione di maggiori dimensioni di tutto il corpo umano e congiunge tre ossa: la tibia, il femore e la rotula [il perone, l’osso posteriore della gamba, si articola solamente con la tibia].

È molto importante, perché mentre camminiamo o siamo in posizione eretta deve sostenere buona parte del peso del nostro corpo.

Il menisco laterale e mediale

I menischi sono quattro: ognuna delle due ginocchia ha infatti un menisco laterale, di dimensioni maggiori e dalla forma che ricorda vagamente quella di una mezzaluna, ed un menisco mediale, più piccolo e cuneiforme.

Entrambe le strutture rivestono una notevole importanza nel preservare l’integrità dell’articolazione ed evitare che vada incontro al blocco, oppure a degenerazioni come l’artrosi.

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La funzione del menisco

Proprio i menischi hanno infatti lo scopo di ammortizzare i piccoli traumi che il ginocchio subisce durante la corsa o la camminata, e di diminuire l’attrito causato dallo sfregamento della testa del femore contro la superficie della tibia.

Quando uno o entrambi i menischi sono lesionati, il ginocchio interessato dall’infortunio può irrigidirsi. Azioni semplici come alzarsi o camminare possono quindi diventare molto dolorose, o addirittura impossibili.

Rottura del menisco: le cause

La rottura del menisco è purtroppo un infortunio piuttosto comune, che può essere originato da un singolo trauma, oppure dall’usura causata da molti microtraumi avvenuti nel corso di un lungo periodo di tempo.

Quest’ultima è ovviamente un’eventualità più frequente nei pazienti anziani.

Le lesioni giovanili del menisco sono tipiche degli sportivi che praticano attività nelle quali sono frequenti le torsioni del ginocchio o i rapidi cambi di direzione e di velocità, come calcio, basket, sci, pallavolo.

In età più avanzata è invece più probabile che l’usura naturale dei tessuti, dovuta al loro invecchiamento, causi una fragilità delle cartilagini, che permette la lesione anche in assenza di movimenti bruschi.

Menisco rotto: quali sono i sintomi?

Innanzitutto, è bene precisare che i sintomi di un danno al tessuto cartilagineo del menisco possono essere molto diversi da caso a caso, sia per qualità che per intensità. Il gonfiore è spesso significativo, ma può essere completamente assente; anche il dolore può manifestarsi in forma lieve o più intensa. Nella maggioranza dei casi, il paziente è comunque in grado di camminare.

Tipicamente, il ginocchio produrrà un rumore di scatto o di scricchiolio quando viene piegato e, nel caso in cui il tessuto leso di sposti dalla sua sede normale, l’articolazione potrebbe risultare completamente bloccata o impossibile da flettere oltre un certo angolo.

La perdita di forza nel ginocchio interessato può essere moderata ma non è raro sia più significativa. Il metodo più utilizzato dagli specialisti per effettuare una diagnosi definitiva è la risonanza magnetica della zona interessata, che permette di evidenziare la maggior parte delle anomalie a livello delle cartilagini.

È possibile classificare le lesioni in diverse categorie. Una diagnosi corretta e tempestiva permette di scegliere la strategia più efficace per riparare il tessuto danneggiato; al contrario, se sono trascurate, le lesioni possono aggravarsi in breve tempo, rendendo più complessa ed invasiva la procedura di riparazione.

Le diverse lesioni del menisco:

  • La lesione “a manico di secchio” deriva dalla degenerazione di uno strappo longitudinale del tessuto cartilagineo. È piuttosto comune e determina una tipica conformazione “a ciambella” del tessuto.
  • La lesione “a becco di pappagallo” è la conseguenza di uno strappo radiale trascurato, che nel tempo si allarga fino ad assumere una simile conformazione.
  • La lesione “a flap” si forma invece quando uno strappo orizzontale, che non interessa il margine, non viene diagnosticato tempestivamente.

menisco-rotto-opzioni-terapeutiche-chirurgia

Intervento chirurgico: suturazione vs rimozione

La terapia chirurgica per la riparazione del menisco lesionato si effettua di solito in artroscopia. Dopo aver valutato attentamente le opzioni disponibili, mettendole a confronto con l’età e le esigenze del paziente e con lo stato generale di salute dell’articolazione, il chirurgo decide la strategia più efficace.

Quando è possibile effettuare un intervento conservativo, il chirurgo procede a suturare la lesione con la tecnica più adatta.

È però importante che il paziente sia consapevole del fatto che, sebbene non sia frequente, è possibile che un simile intervento fallisca, specialmente se il paziente ha più di 50-55 anni. La cartilagine infatti non ha una grande capacità di rigenerarsi e non sempre la sutura consente alla lesione di rimarginarsi completamente.

Nel caso l’intervento conservativo fallisca o se la lesione è troppo estesa per renderlo possibile, il chirurgo procede invece alla resezione di una parte del menisco, cercando di preservare la maggior porzione disponibile di tessuto sano. Questa strategia ha lo scopo di rallentare la degenerazione articolare e rendere meno probabile la comparsa dell’artrosi.

Nel caso di pazienti anziani o quando la situazione è troppo compromessa, può infine essere consigliabile ricorrere solamente ad un trattamento antinfiammatorio ed al riposo. Il chirurgo sceglie questa opzione quando ritiene che qualsiasi strategia avrebbe poche possibilità di migliorare la situazione.

Tempi di recupero

Dopo l’intervento chirurgico, l’articolazione deve rimanere a riposo per almeno 48-72 ore, prima che il paziente possa iniziare la fase di riabilitazione. Durante il recupero dall’intervento, deve essere seguito da fisioterapisti specializzati, che gli insegneranno gli esercizi necessari a recuperare la funzionalità del ginocchio e mantenerla. Questa fase è importante tanto quanto l’intervento chirurgico, ai fini della guarigione.

Dopo circa 10 giorni, il chirurgo visiterà il paziente e procederà a rimuovere i punti di sutura dalla pelle. In genere, i pazienti sono di nuovo in grado di svolgere perfettamente tutte le attività quotidiane senza l’aiuto delle stampelle dopo 2-3 settimane dall’intervento; dopo i primi 60 giorni possono gradualmente tornare a fare sport. Una volta completata la riabilitazione, per mantenere l’articolazione sana è molto importante controllare il proprio peso e svolgere regolarmente un adeguato livello di attività fisica.