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Lussazione della spalla: i tempi di recupero

2018-09-26T08:48:29+00:0026 settembre 2018|

L’articolazione mobile che è parte del complesso articolare della spalla è costituita dall’incontro della testa dell’omero, l’osso che sostiene la parte superiore del braccio, con la cavità glenoidea, una struttura ossea che è posta all’estremità della scapola.

L’articolazione fra queste due ossa, che è per l’appunto detta scapolo-omerale, deve garantire una notevole libertà di movimento all’arto superiore.

Per la precisione, il braccio è normalmente in grado di effettuare i tre movimenti di abduzione, adduzione e rotazione, per un raggio di movimenti ampissimo, quasi una semisfera!

La lussazione della spalla

Questo fatto, nonostante la notevole protezione offerta dalla cuffia dei rotatori, un complesso di tendini che in pratica avvolge integralmente testa dell’omero e cavità glenoidea, rende l’articolazione fra scapola ed omero piuttosto delicata ed esposta alla lussazione.

La lussazione della spalla è una condizione nella quale la testa dell’omero fuoriesce dalla sua posizione naturale all’interno della cavità glenoidea, sovvertendo in modo permanente i normali rapporti fra superfici articolari.

Sintomi e cause della lussazione alla spalla

La lussazione della spalla, specialmente quando avviene a causa di un trauma come un colpo, una caduta o un incidente, può essere estremamente dolorosa.

Sia che la testa dell’omero si posizioni anteriormente o posteriormente, di solito la lussazione rende impossibile compiere i normali movimenti dei quali l’arto superiore dovrebbe essere capace.

La fuoriuscita della testa dell’omero dalla cavità glenoidea può però avvenire anche per l’estrema lassità dei tendini che costituiscono la cuffia dei rotatori; in questo caso, che si verifica soprattutto in persone avanti con l’età o a seguito di alcune malattie degenerative, il dolore potrebbe invece non essere molto intenso.

Qualsiasi siano le cause della lussazione, è indispensabile che la situazione sia riportata alla normalità nel tempo più breve possibile.

Questo serve per limitare il rischio di recidive ed evitare che si possano verificare seri danni alle strutture anatomiche circostanti come le cartilagini, i tendini, i muscoli e le altre ossa che compongono il complesso articolare della spalla.

Infatti, una lussazione trascurata aumenta la lassità dell’articolazione in modo proporzionale al tempo che è trascorso dall’infortunio.

Il riposizionamento in pronto soccorso

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Recarsi presso un pronto soccorso, facendo attenzione a non sollecitare la spalla ed il braccio che sono interessati è quindi la prima cosa da fare nel caso si sospetti una lussazione della spalla.

Dopo aver verificato la diagnosi attraverso un esame strumentale come la TAC o la risonanza magnetica, se la situazione lo permette lo specialista provvederà al riposizionamento della testa dell’omero all’interno della cavità glenoidea, nella quale è normalmente incastrata.

Questa operazione può essere eseguita in anestesia locale, per limitare il dolore che il paziente dovrà sopportare.

La riabilitazione: i sei fattori decisionali e i tempi di recupero

È molto importante, nel caso di lussazione di una spalla, valutare molto accuratamente la strada da scegliere per la riabilitazione dell’arto e della sua muscolatura.

I parametri sui quali il medico effettua la sua valutazione rispondono alle seguenti domande:

  • Si tratta della prima lussazione o di una recidiva?
  • Qual è l’età del paziente?
  • Svolge una professione che prevede attività manuali?
  • È una persona attiva dal punto di vista sportivo?
  • Quali sono le condizioni dell’articolazione, a livello di lassità dei legamenti?
  • Ossa e cartilagini hanno subito danni significativi?

Sulla base delle risposte a queste domande sarà in grado di scegliere la strategia più efficiente per il trattamento della lussazione e delle eventuali lesioni che essa abbia causato.

La prima incognita da affrontare è senz’altro decidere se sia opportuno o meno procedere ad un intervento chirurgico, che allunga significativamente i tempi di recupero ma è a volte l’unica maniera di riparare i danni ai tessuti, specialmente se essi non sono superficiali.

Intervento chirurgico e tempi di recupero post-intervento

Nel caso si siano verificati danni agli altri tessuti che la compongono, l’intervento chirurgico può infatti essere l’unico modo di ripristinare in maniera quasi completa la funzionalità dell’articolazione.

In pazienti giovani, che hanno una migliore capacità di rigenerazione dei tessuti, questa opzione ha probabilità di successo molto alte.

Uno dei principali problemi della lussazione della spalla è l’alta possibilità di recidiva: spesso chi ha già subito una lussazione vi ricade facilmente, anche per traumi ben più leggeri.

Questo avviene a causa dell’aumentata lassità dei tessuti, che risultano meno elastici.

L’intervento chirurgico, nelle situazioni in cui la lussazione ha danneggiato i tessuti dell’articolazione, è mediamente molto più efficace nel ripristinarne solidità ed elasticità.

L’importanza della fisioterapia

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Che sia consigliabile o meno procedere al trattamento chirurgico delle lesioni, la fisioterapia ha un ruolo fondamentale nella riabilitazione della spalla a seguito di una lussazione.

Di solito nei primi giorni dopo il trauma il braccio viene immobilizzato per permettere ai tessuti di ripararsi. Conclusa questa fase, a partire dalla terza o dalla quarta settimana si effettuano delle mobilizzazioni passive assistite che servono a stimolare la produzione di liquido sinoviale, il “lubrificante naturale” dell’articolazione che permette lo scorrimento reciproco delle superfici.

Di seguito, quando le condizioni lo permetteranno, si passerà gradualmente ad esercizi per i ripristino della corretta postura e per il rinforzo della muscolatura della spalla.

La riabilitazione da una lussazione può essere piuttosto lunga e di solito non si conclude prima di 3-6 mesi dall’infortunio.

Proprio per via delle alte possibilità di recidiva, consiglio a tutti i miei pazienti di non affrettare i tempi ed affidarsi sempre al giudizio di uno specialista esperto, che saprà valutare correttamente l’andamento della riabilitazione.