La principale articolazione che agisce nel complesso articolare della spalla è quella fra la parte superiore dell’omero – la testa dell’omero – e la cavità glenoidea, un’escrescenza ossea che si protende dalla parte esterna della scapola.

La testa dell’omero, di forma vagamente circolare, normalmente è incastrata all’interno della cavità. Essa è stabilizzata, ovvero mantenuta in quella posizione, da un intreccio di tendini che prende il nome di cuffia dei rotatori, perché si tratta dei tendini dei principali muscoli responsabili delle rotazioni del braccio.

Che cos’è una lussazione?

Con il termine lussazione si indica qualsiasi dislocamento delle superfici articolari in un rapporto che sia diverso da quello naturale.

Nel caso della spalla, si parla di lussazione quando la testa dell’omero scivola fuori dalla cavità glenoidea, che quindi non funge più da “cerniera” per i movimenti del braccio interessato dalla lussazione.

La lussazione di una qualsiasi articolazione mobile deve essere trattata in modo tempestivo: se viene trascurata i tessuti molli che la circondano saranno notevolmente indeboliti e potrebbe volerci molto impegno ed un lungo periodo di riabilitazione prima che la stabilità articolare (la capacità dell’articolazione di restare al suo posto) sia pienamente recuperata.

Sintomi e cause di una lussazione

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Una lussazione della spalla può essere determinata da due differenti cause, che possono essere alternative o concorrere.

I traumi sono la causa più frequente del dislocamento: un forte colpo, una caduta, un incidente possono produrre un trauma che causa la lussazione.

A seconda dei danni che si generano, la lussazione dell’articolazione può provocare anche la sua instabilità cronica, ovvero una scarsa capacità dei tessuti molli di trattenere le superfici articolari nella loro naturale posizione.

L’instabilità può tuttavia essere anche dovuta a fattori differenti, come un lungo periodo di immobilizzazione, la scarsa attività fisica o alcune malattie del metabolismo. In questo caso, può causare la lussazione anche in presenza di un trauma molto piccolo o addirittura in sua assenza.

Lussazione: cosa fare subito

Come ho accennato poco sopra, la lussazione deve essere valutata da uno specialista che sia in grado di risolverla nel minor tempo possibile, allo scopo di minimizzare i danni che l’infortunio stesso potrebbe provocare.

Se si sospetta un simile problema, sarà importante recarsi al pronto soccorso più vicino, dove potranno intervenire tempestivamente.

La complessità della lussazione è proprio questa: più volte capita e più tempo viene impiegato per risolverla, maggiore è la probabilità di incorrere in una recidiva e nella cronica instabilità della spalla.

Dopo che il medico avrà effettuato la procedura di riduzione e ripristinato la situazione normale, si procederà a valutare la situazione e scegliere la strategia più vantaggiosa perché il paziente possa recuperare pienamente la stabilità e la forza dell’arto.

La riabilitazione ed i sei fattori decisionali

Il momento più delicato del trattamento di una lussazione della spalla è proprio quello durante il quale si valuta la strada più efficiente per la riabilitazione.

La risposta alle sei domande che ho elencato qui sotto è determinante nel formare una strategia efficace:

  • È la prima lussazione o una recidiva?
  • Qual è l’età del paziente?
  • Il suo lavoro prevede attività manuali?
  • È una persona attiva dal punto di vista sportivo?
  • Quali sono le condizioni delle superfici articolari, dei tendini e dei legamenti?
  • Ossa e cartilagini hanno subito danni significativi?

La decisione più complessa riguarda spesso l’opportunità di un intervento chirurgico di ricostruzione, che da una parte potrebbe allungare i tempi e rendere più impegnativa la riabilitazione, dall’altra consente però maggiori garanzie di un risultato ottimale, specialmente nei pazienti giovani.

Tempi di recupero

Come mi ritrovo spesso a spiegare ai miei pazienti, la migliore “medicina” per chi deve effettuare una riabilitazione ortopedica è l’impegno.

Anche per questa patologia, una simile affermazione è assolutamente valida: che si renda necessario un intervento o meno, il recupero e la prevenzione delle recidive passano dalla fisioterapia e dall’esercizio fisico di potenziamento dei muscoli della spalla.

Di regola, la riabilitazione da una lussazione non è breve. Dopo una breve fase di immobilizzazione (che dura qualche giorno in più se si è resa necessaria una procedura chirurgica), si passa alle mobilizzazioni passive assistite, quindi agli esercizi per ritrovare una corretta postura e per potenziare i muscoli danneggiati.

La fase riabilitativa può durare fra i tre ed i sei mesi.

I tre esercizi di riabilitazione

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Ecco tre esercizi di difficoltà progressiva che possono essere utili per la riabilitazione, ma anche per chi desideri fare un lavoro di prevenzione per abbassare le probabilità di incorrere in un simile infortunio.

Naturalmente, è necessario avere l’autorizzazione dello specialista prima di effettuare questi esercizi, perché se l’articolazione non è sufficientemente stabile si rischia di provocare danni ulteriori e favorire una recidiva. L’assistenza di un fisioterapista sarebbe comunque ideale, almeno per le prime sessioni di allenamento.

1° esercizio

Drop and catch semplice: partendo con il braccio disteso davanti a se, a 90° rispetto al tronco, con in mano un piccolo peso (un kg circa), lasciar cadere il peso e riprenderlo rapidamente, riportandolo poi alla posizione iniziale. Nelle prime sessioni, procedere fino a quando non si è stanchi. Quando si riescono ad effettuare un centinaio di ripetizioni senza riposare e senza sentire dolore, si può passare alla pratica dell’esercizio successivo.

2° esercizio

Drop and catch, rotazione interna: il concetto di partenza è il medesimo ma questo esercizio si effettua con il braccio parallelo alle spalle ed il gomito piegato a 90°. In questo caso, lasciar cadere il peso e riprenderlo è più impegnativo. Quando si riescono ad effettuare un centinaio di ripetizioni senza riposare e senza sentire dolore, è il momento di passare alla pratica dell’esercizio successivo.

3° esercizio

Drop and catch, rotazione esterna: in questo caso l’esercizio si effettua da supini, sempre con il braccio parallelo alla linea delle spalle ma con l’avambraccio puntato verso l’alto, sopra la testa. Stesso meccanismo dei due precedenti esercizi: lasciare il peso e riprenderlo rapidamente, riportandolo poi in posizione di partenza. La complessità di questo esercizio lo rende particolarmente adatto a rinforzare i muscoli della spalla.