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Lesioni SLAP della spalla: le domande più frequenti

2018-07-25T09:23:57+00:0025 luglio 2018|

Le nostre spalle sono sempre state, almeno dal punto di vista simbolico, il modo per misurare la forza e la capacità di sopportare gli eventi avversi.

“Avere le spalle larghe” o “le spalle robuste” sono semplici modi di dire, che però inquadrano molto bene l’importanza di questa parte anatomica.

La spalla ci permette di compiere un’ampia varietà di movimenti: per esempio, lanciare un oggetto, sollevare e portare un peso e infilare una maglietta sono tutte azioni che dipendono dalla funzionalità dell’articolazione fra omero e scapola, la sua parte più delicata ed importante.

Il labbro glenoideo è un particolare elemento di tessuto fibroso e cartilagineo che agisce proteggendo proprio quest’articolazione, conferendole stabilità, quasi come fosse la guarnizione di un elemento meccanico: è situato lungo il bordo della cavità glenoidea, dov’è normalmente alloggiata la testa dell’omero, e tiene separate le due superfici articolari, minimizzando quindi l’attrito che si forma per il loro sfregamento.

Che cos’è una lesione SLAP?

Quando il labbro glenoideo si lacera, di solito nella sua porzione superiore, la lesione che ne deriva prende il nome di SLAP (dall’inglese:“Superior Labral tear from Anterior to Posterior”).

A seconda della loro causa, queste lesioni possono essere talvolta diagnosticate insieme a danni alle altre strutture anatomiche circostanti, come il tendine superiore del bicipite (detto “capo lungo del bicipite”) o più in generale la cuffia dei rotatori, l’insieme dei tendini dei muscoli che servono al movimento del braccio ed a proteggere l’articolazione fra omero e scapola.

Quali sono le cause della lesione SLAP?

Le lesioni del cercine glenoideo possono avere origine traumatica o essere causate dallo stress che deriva dalla continua ripetizione di movimenti nei quali il braccio è portato sopra la testa.

Per questo motivo, sono molto comuni negli sportivi che fanno attività come tennis, baseball, pallavolo, basket e discipline di lancio, ma anche nelle persone che praticano lavori manuali che prevedono simili movimenti, come gli imbianchini, i muratori o i magazzinieri.

In persone meno giovani, anche la debolezza dei tessuti, che può essere dovuta al normale invecchiamento cellulare o ad alcune malattie, può determinare una lesione SLAP.

In questi casi di solito il paziente ha più di 50 anni e la lesione può cominciare come uno sfilacciamento del tessuto del cercine e progredire lentamente nel tempo.

Quali sono i sintomi della lesione SLAP?

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Il più comune fra i segni che possono far pensare ad una lesione del labbro glenoideo è la fastidiosa sensazione di attrito che il paziente sperimenta quando prova ad alzare il braccio oltre un certo angolo.

Anche il dolore e la sensazione che la forza dell’arto sia notevolmente diminuita sono piuttosto comuni; è inoltre possibile percepire rumori, che provengono proprio dalla spalla.

In generale, l’intensità dei sintomi dipende dalla profondità della lesione.

Per evitare che la lesione causi danni ulteriori, è quindi giusto rivolgersi ad uno specialista non appena si manifestino sintomi, anche lievi, che possono far pensare ad una lesione SLAP.

Come funziona la visita specialistica?

Nel corso della visita, il medico parla con il paziente, esamina la spalla infortunata ed esegue una serie di test fisici per confermare i sospetti del paziente stesso.

Anamnesi

È importante che siate in grado di riferire i sintomi nel modo più preciso possibile, dettagliando i vostri ricordi in merito a quando sono iniziati, se intervengono a riposo o sotto sforzo ed in quali punti esattamente si manifesta il dolore.

Nel caso sospettiate che la lesione sia scaturita da un trauma, ricordare i dettagli potrebbe essere d’aiuto; è utile anche che riferiate di attività sportive o lavorative che prevedono l’uso delle braccia e che quindi potrebbero avere un ruolo nella genesi dell’infortunio.

Visita

In sede di visita, lo specialista eseguirà i test fisici che ritiene più opportuni per effettuare una diagnosi completa del problema, controllando la stabilità dell’articolazione scapolo omerale, la forza dei muscoli che sono collegati e la resistenza di tendini e legamenti.

Esami di diagnostica per immagini

Se lo specialista sospetta che sia presente una lesione del cercine glenoideo, può confermare i sospetti ed avere un quadro più completo della situazione, che comprenda anche eventuali infortuni collaterali, attraverso alcuni esami di diagnostica per immagini.

In genere, la radiografia si utilizza per controllare le strutture solide e dense come le ossa, mentre per valutare le condizioni dei tessuti molli, come muscoli e tendini, si ricorre alla risonanza magnetica.

Cos’è il trattamento conservativo?

Se la lesione non è grave o lo specialista valuta che non ci sia vantaggio nell’adottare un approccio chirurgico, può decidere di affrontare il problema con tecniche non invasive, come per esempio la somministrazione di farmaci antinfiammatori e la fisioterapia.

Per ottenere una soluzione definitiva del problema è però quasi sempre necessario ricorrere alla chirurgia, anche perché l’utilizzo costante delle braccia nella vita quotidiana rende quasi impossibile che l’eventuale lesione si cicatrizzi da sola.

Come funziona l’operazione chirurgica?

Nei casi in cui si rende necessario procedere ad un intervento chirurgico per la riparazione dei tessuti, la tecnica più comunemente utilizzata per riparare una lesione SLAP è l’artroscopia e prevede l’utilizzo di una piccola telecamera, chiamata artroscopio.

In questo modo sarà possibile utilizzare minuscoli strumenti chirurgici sulla lesione, con grandi vantaggi per il paziente in termini di rapidità di guarigione delle ferite operatorie, dei tessuti molli e di risultato estetico, visto che le cicatrici lasciate da questa tecnica sono molto contenute.

Cosa fare durante la riabilitazione?

Dopo il trattamento chirurgico della lesione SLAP, è molto importante seguire in modo preciso le indicazioni del team medico in fatto di riabilitazione e fisioterapia: dalla diligenza del paziente dipende in fatti la velocità del recupero funzionale dopo l’intervento ed, in sostanza, l’esito finale dell’intervento stesso.