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Lesione del menisco: la guida completa

2018-09-12T09:37:38+00:0013 Giugno 2018|

“Sii gentile con le tue ginocchia, quando saranno partite ti mancheranno”

dice (fra le altre cose) Danny De Vito nello splendido monologo conclusivo di un film di qualche anno fa (The Big Kahuna, 1999).

Un passaggio che mi è sempre piaciuto, perché esprime molto bene la differenza fra il punto di vista di chi è giovane e quello di chi, non essendolo più, rimpiange di non essere stato più attento quando ne aveva la possibilità.

Le ginocchia sono molto importanti ma, come succede per molte altre cose, ci rendiamo conto di quanto ne abbiamo bisogno soprattutto quando non funzionano più tanto bene!

Per fortuna, comunque, la chirurgia ortopedica è notevolmente migliorata negli ultimi decenni e può risolvere molti dei problemi che le interessano.

Uno fra i più comuni, che si manifesta a qualsiasi età, sono le lesioni del menisco.

Che cos’è il menisco?

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Il menisco è una piccola struttura fibrocartilaginea che si trova sulla parte superiore del la tibia e ha la funzione di minimizzare l’attrito che si crea fra la tibia e il femore (l’osso che sostiene la muscolatura della coscia) e soprattutto di ammortizzare gli urti cui questa superficie articolare è sottoposta quando utilizziamo gli arti inferiori.

In realtà è più corretto parlare di menischi (al plurale!) perché ce ne sono due per ogni ginocchio, uno mediale ed uno laterale, che hanno forma e dimensioni differenti tra loro.

Il menisco mediale è più piccolo ed ha la forma di un semicerchio mentre il menisco laterale ha dimensioni maggiori e la sua forma ricorda più quella di un ferro di cavallo.

I menischi sono molto importanti perché garantiscono la funzionalità articolare delle ginocchia: quando sono danneggiati possono causare problemi immediati come il blocco dell’articolazione.

Inoltre, se il problema è trascurato si possono determinare anche danni a lungo termine, come la degenerazione che porta all’artrosi di ginocchio o gonartrosi.

Le cause della rottura

I menischi sono piuttosto delicati e possono danneggiarsi per vari motivi.

Molti giovani sportivi subiscono danni ai menischi, per esempio, per via dei rapidi cambi di direzione che caratterizzano sport come calcio, basket, pallavolo e sci.

In ogni caso, qualsiasi evento traumatico che colpisca le ginocchia può essere causa del danneggiamento dei menischi.

Anche l’usura può avere un ruolo importante: il naturale invecchiamento dei tessuti determina una maggiore fragilità delle cartilagini articolari ed i menischi possono quindi danneggiarsi più facilmente, talvolta anche per un movimento normale come l’estensione del ginocchio.

Questo avviene ancor più di frequente quando si è costretti a una posizione innaturale per un periodo prolungato di tempo.

I sintomi a cui prestare attenzione

Nel momento esatto della rottura, se essa non è causata da un trauma che coinvolga anche altre strutture anatomiche, il paziente può avvertire uno schiocco o un suono secco ma spesso non percepisce alcun sintomo diretto.

Il dolore si può manifestare successivamente e di solito intensifica quando il peso del corpo è caricato sull’articolazione.

Altri sintomi frequenti della rottura dei menischi sono il gonfiore e la rigidità articolare.

È possibile che il raggio di estensione e flessione del ginocchio risulti limitato o addirittura bloccato dall’anatomia della lesione; questo capita per esempio quando un pezzo di tessuto si va ad incastrare fra tibia e femore, impedendo che possano scorrere l’uno contro l’altro.

I diversi tipi di rottura

Non tutte le rotture dei menischi hanno infatti i medesimi effetti ed è possibile classificarle in differenti categorie.

La prima distinzione si opera fra lesioni semplici e lesioni complesse; questa ultime sono le più difficili da trattare perché è difficile riuscire a conservare una parte consistente del tessuto cartilagineo.

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Fra le lesioni semplici, le più comuni sono:

  • lesioni longitudinali;
  • lesioni orizzontali;
  • lesioni radiali;
  • lesioni “A becco di pappagallo”;
  • lesioni “A flap”;
  • lesioni “A manico di secchio”;

Questa classificazione può essere fra i fattori che aiutano lo specialista a scegliere la strategia migliore per il singolo paziente, che dipende comunque anche dall’età e dalle esigenze di mobilità.

Solo in casi particolari, come quelli di lesioni molto lievi o che si presentino in persone che non avrebbero vantaggi nell’affrontare una operazione chirurgica, si può decidere per un approccio non chirurgico, basato sulla sola somministrazione di antinfiammatori e sulla riabilitazione.

L’intervento chirurgico

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In passato si tendeva ad asportare il tessuto danneggiato e raramente si tentava di suturarlo per permetterne la guarigione.

La chirurgia conservativa era considerata utile solo per gli sportivi che avessero bisogno della massima flessibilità articolare; negli altri pazienti si riteneva sufficiente procedere a rimuovere eventuali impedimenti anatomici.

Questo approccio può risolvere il problema a breve termine ma nel lungo periodo costituisce un importante fattore di rischio per l’artrosi del ginocchio.

Con le tecniche attualmente in uso, in molti casi è invece possibile tentare di conservare la maggior parte del tessuto del menisco, riducendo così in modo significativo la possibilità di gonartrosi precoce.

Quando è possibile, si utilizza la tecnica artroscopica, che si avvale del potente ingrandimento di un microscopio, per cercare di suturare la lesione in modo da conservare la percentuale più alta possibile di tessuto sano.

In genere, il paziente è in grado di ritornare a camminare senza aiuti nel giro di pochissimi giorni; fisioterapia e riabilitazione restano comunque della massima importanza per ottenere il miglior risultato possibile dalla procedura.