Il ginocchio è un complesso articolare importante. L’articolazione fra tibia e femore, in particolare, è sottoposta a forze notevoli persino quando svolgiamo attività normalissime, come stare in piedi e camminare.

Per questo motivo, la sua stabilità (ovvero la capacità delle superfici articolari di rimanere perfettamente allineate) è estremamente importante.

Che cos’è il legamento crociato anteriore

I legamenti crociati sono quattro (due legamenti crociati anteriori e due posteriori) e servono proprio per mantenere tibia e perone stabilmente collegati fra loro.

Il legamento crociato anteriore impedisce che la tibia scivoli in avanti rispetto al femore mentre quello posteriore, al contrario, impedisce che la tibia si sposti posteriormente.

I legamenti crociati sono molto robusti e difficilmente si danneggiano senza motivo; per qualche ragione, i due legamenti crociati posteriori sono di solito più spessi e quindi molto meno soggetti ad infortuni, mentre quelli anteriori si danneggiano e si spezzano più facilmente.

Fra le cause più frequenti di questo tipo di infortunio ci sono i traumi indotti da cadute e distorsioni o da rapidi cambi di direzione, tipici per esempio di sport come calcio, pallavolo o sci.

Anche gli incidenti stradali possono ovviamente causare questo tipo di infortunio.

I sintomi della rottura

I sintomi più comuni sono:

  • dolore al ginocchio;
  • gonfiore;
  • sensazione di instabilità;
  • difficoltà a compiere determinati movimenti.

A volte il paziente avverte un rumore tipico, una specie di crack che può essere indicativo della rottura ma non sempre è riscontrato.

A parte la sensazione di instabilità, che è permanente, gli altri sintomi possono però essere anche lievi e scomparire in un tempo relativamente breve.

Se il trauma non è particolarmente serio e non danneggia le strutture anatomiche circostanti, è possibile che, applicando il ghiaccio e con l’assunzione di antinfiammatori, il paziente sia in grado di tornare a camminare abbastanza normalmente nel giro di una dozzina di giorni e non si accorga del danno.

Per questo motivo, capita talvolta che la rottura di un legamento crociato sia diagnosticata solo dopo che è trascorso qualche tempo dal trauma che l’ha causata.

Diagnosi e Visita Specialistica

La consulenza di uno specialista qualificato in questi casi è molto importante, perché questi sarà in grado di formulare una diagnosi accurata attraverso alcuni test fisici che si svolgono in sede di visita, come il test di Lachman e il test del “Cassetto anteriore”.

La diagnosi sarà poi confermata e resa più dettagliata attraverso la risonanza magnetica, che permette di valutare i danni subiti anche da tendini e cartilagini, e la radiografia, da effettuare nel caso si sospetti una lesione ossea.
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Primo trattamento

La prima cosa da fare quando vi sia il sospetto di una lesione del legamento crociato è mettere il ginocchio a riposo, possibilmente applicando del ghiaccio.

Proseguire nello sforzo fisico potrebbe infatti determinare nuovi danni, o comunque aggravare quelli già sostenuti.

È una buona idea controllare dolore e gonfiore attraverso l’assunzione di farmaci antinfiammatori e recarsi prima possibile da uno specialista, soprattutto se è ipotizzabile che vi siano danni aggiuntivi, per esempio alla rotula, o al tessuto cartilagineo.

A volte il gonfiore e la tumefazione non permettono di effettuare i doverosi accertamenti diagnostici e si rende quindi necessario rimandare gli esami di diagnostica a quando l’infiammazione si è riassorbita, di solito nel giro di una o due settimane.

Una volta effettuata la diagnosi, lo specialista dovrebbe valutare le strategia più efficace, tenendo in considerazione le condizioni del paziente, le sue necessità e le sue aspirazioni.

Trattamento conservativo

Quando lo specialista ritiene che il danno sia parziale e possa risolversi senza l’ausilio di un intervento chirurgico ricostruttivo, oppure quando pensa che le esigenze del paziente siano limitate e le sue possibilità di recupero non siano sufficienti per trarre vantaggio dal ricorso alla chirurgia, proporrà un trattamento conservativo.

Questo tipo di trattamenti è basato sulla rieducazione funzionale e sull’assunzione di farmaci, allo scopo di stimolare il rafforzamento generale dell’articolazione, per supplire alla carenza causata dalla lesione del legamento crociato e permettere allo stesso di rigenerarsi naturalmente.

Cito un articolo de La Stampa:

È per questo motivo che la ricerca scientifica si sta muovendo anche in un’altra direzione: trovare un modo per far guarire da solo il legamento crociato, così come avviene con altri legamenti del corpo. Una soluzione definita il «Sacro Graal dell’ortopedia» dalla rivista «American Journal of Sports Medicine». A differenza di altri legamenti, come lo stesso collaterale mediale del ginocchio, il crociato anteriore è infatti incapace di recuperare da solo la propria funzionalità. Ma per quale ragione? Se lo è chiesto, tra gli altri, Martha Murray, chirurgo ortopedico del Boston Children’s Hospital e dell’Harvard Medical School, che assieme a un gruppo di colleghi ha dato vita a uno studio che potrebbe segnare un enorme passo in avanti nell’ambito dell’ortopedia.

Anche facendo ricorso alle tecniche più avanzate di medicina rigenerativa, a meno che la lesione non sia davvero superficiale è comunque molto difficile un recupero completo.

Trattamento chirurgico

Nella maggior parte dei casi in cui si diagnostica la rottura di un legamento crociato anteriore, la soluzione più efficiente è ricorrere ad un intervento di chirurgia ricostruttiva.

Le tecniche attualmente utilizzate hanno un’altissima percentuale di successo e prevedono modalità abbastanza simili.

La più comune prevede di utilizzare l’autotrapianto, ovvero una parte di un tendine prelevato altrove, attraverso una piccola incisione: di solito si tratta del tendine rotuleo o del tendine gracile, ma si possono anche adottare soluzioni diverse.

In alternativa, è possibile utilizzare il trapianto di tendine da cadavere; questa soluzione ha però lo svantaggio di una maggiore possibilità di complicanze post intervento.

Se è possibile, di solito si preferisce la modalità artroscopica mini-invasiva, che accelera i tempi di recupero e lascia cicatrici meno evidenti sul ginocchio.

Qualsiasi sia l’opzione scelta, la procedura chirurgica prevede cinque fasi:

  1. l’asportazione dei residui del legamento danneggiato;
  2. la preparazione dell’alloggiamento del nuovo legamento;
  3. la realizzazione di tunnel ossei nel femore e nella tibia per l’inserimento del legamento;
  4. l’inserimento nell’articolazione;
  5. la fissazione del legamento trapiantato.

Recupero post-operatorio

In questa fase è estremamente importante che il paziente segua con impegno e diligenza le indicazioni del team medico in merito alla riabilitazione, per massimizzare il risultato ed evitare, per quanto possibile, ricadute ed altre complicazioni.

È possibile riprendere un regime di allenamento fisico leggero dopo circa 60 giorni dall’intervento, mentre la pratica agonistica può ricominciare solo dopo il sesto mese e comunque dietro l’indicazione dello specialista.
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Tre domande frequenti sulla rottura del LCA

Si può camminare con il legamento crociato anteriore rotto?

Quando la rottura non coinvolge altre strutture anatomiche, si.

In alcuni casi è possibile che il paziente cammini perfettamente e addirittura non riscontri particolari differenze nella deambulazione prima e dopo la rottura del legamento crociato anteriore; in altre circostanze, invece, senza l’ausilio delle stampelle il paziente non è in grado di camminare fin da subito.

Quando è possibile tornare a guidare l’automobile?

A condizione di effettuare diligentemente gli esercizi proposti dal team medico, nella maggioranza dei casi il tempo necessario per essere di nuovo in grado di guidare in piena sicurezza è di circa 30 giorni.

Si tratta però di un tempo indicativo, che può variare a seconda di molti fattori diversi ed è quindi consigliabile attendere comunque l’ok del chirurgo.

Quando è possibile camminare dopo l’intervento?

Di solito, la deambulazione assistita (utilizzando le stampelle) è concessa fin dal primo giorno dopo l’operazione chirurgica; è ovviamente possibile che vi siano fattori che invece sconsigliano questa indicazione, soprattutto se l’operazione è servita per riparare anche muscoli, tendini o ossa.