Com’è fatto un ginocchio?

Sembrerebbe una domanda banale ma non lo è: il ginocchio è un complesso articolare composto da una grande varietà di elementi come tendini, muscoli, legamenti e cartilagini, il cui equilibrio reciproco garantisce il corretto funzionamento dell’ articolazione.

Le due principali articolazioni del ginocchio sono quella che collega:

  • tibia e femore
  • femore e rotula.

I legamenti crociati sono detti così perché si incrociano al centro dell’articolazione; proprio questa loro caratteristica, che li rende solidali fra loro, serve ad aumentare le forze che sono in grado di sopportare.

Il legamento crociato anteriore

Il legamento crociato anteriore (LCA) svolge una funzione di stabilizzazione dell’articolazione fra tibia e femore.

Ha infatti il ruolo di garantire che le superfici articolari (la parte superiore della tibia e quella inferiore del femore) rimangano a contatto ed è quindi fondamentale nel controllare i movimenti di rotazione e di flesso-estensione del ginocchio.

Questa caratteristica è però anche la causa degli infortuni che interessano il legamento crociato anteriore: dal momento che le forze che lo investono sono notevoli, talvolta è sufficiente un movimento scorretto, per esempio una eccessiva rotazione verso l’interno o verso l’esterno, a causare una lesione o addirittura la rottura del legamento.

I sintomi di un infortunio

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Dolore, instabilità e gonfiore, che si sviluppa non appena ci mettiamo a riposo: sono questi i sintomi più evidenti di una lesione del legamento crociato anteriore.

Il paziente può avvertire un rumore (una specia di crack) se il legamento si è rotto ma questo non sempre avviene.

Gonfiore e dolore possono essere presenti in misura variabile. Si tratta di sintomi soggettivi, la cui intensità non sempre riflette la gravità dell’infortunio.

Nel caso si manifestino sintomi simili a quelli descritti, è bene che il paziente interrompa prima possibile qualsiasi tipo di attività fisica, dal momento che il legamento rotto o comunque lesionato può determinare un’instabilità che rende infinitamente più probabile l’occorrenza di altri infortuni.

La rottura del LCA non si può risolvere senza l’intervento di uno specialista, dal quale è meglio recarsi non appena il gonfiore si sia risolto per una diagnosi accurata del problema.

La diagnosi di rottura del LCA

La diagnosi si effettua attraverso una serie di test fisici durante la visita specialistica e confermata poi attraverso verifiche strumentali come:

  • la risonanza magnetica;
  • l’ecografia;
  • la radiografia (quest’ultima ha la funzione di confermare o escludere problematiche correlate che riguardino lo scheletro).

I test clinici

Di seguito, ho incluso una spiegazione di due fra i principali test fisici, perché i pazienti siano informti rispetto alla loro funzione ed alla loro utilità.

  • Test di Lachman: a paziente supino, con il ginocchio leggermente flesso, lo specialista traziona la tibia del paziente tenendo nell’altra mano il femore. Se la tibia si sposta facilmente in avanti, questo è indice di una lesione del legamento crociato anteriore. Questo test è utile se versamento e gonfiore sono ancora presenti;
  • Test del cassetto anteriore: il paziente è sempre supino, con anca flessa a 45° ed il ginocchio a 90°. Lo specialista blocca la gamba con il piede in posizione di rotazione esterna e traziona la tibia anteriormente. In caso di lesione del legamento crociato anteriore, provocherà uno spostamento in avanti dell’epifisi prossimale della tibia con uno scatto ben percepibile. Questo test è utilizzato soprattutto nel caso di lesioni non più in fase acuta, nelle quali il gonfiore si è risolto.

Diagnostica per immagini

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L’utilità degli accertamenti di diagnostica per immagini, una volta verificata la diagnosi, è fornire un prezioso panorama della situazione allo specialista, affinché possa valutare la salute del ginocchio nel suo complesso e decidere la migliore strategia per il trattamento, tenendo conto anche delle particolarità anatomiche del paziente e delle sue esigenze.

  • Risonanza magnetica: è il metodo di preferenza per indagare le condizioni dei tessuti molli che circondano l’articolazione, contribuiscono alla sua stabilità e ne permettono i movimenti. È molto utile per valutare la salute di menischi, legamenti e cartilagini articolari;
  • Radiografia: serve a verificare eventuali problematiche alle ossa ed alle cartilagini come fratture (anche asintomatiche), deformazioni dovute all’artrosi e la presenza di frammenti ossei o calcificazioni;
  • Ecografia: serve e valutare i tessuti molli, come la risonanza magnetica, ma è più specifica nell’accertamento della salute di muscoli e tendini.

Cosa fare in caso di rottura?

La prima indicazione, come ho accennato, è quella di sospendere qualsiasi attività fisica e mettere il ginocchio a riposo.

Questo serve ad evitare che l’instabilità articolare possa favorire l’insorgenza di ulteriori danni.

Applicare del ghiaccio, al massimo quindici minuti ogni ora, per le prime 48 ore può essere d’aiuto nel contenere il gonfiore. Una volta che questo si è risolto si può procedere ad effettuare una diagnosi accurata del problema e valutare il percorso terapeutico più adatto alle esigenze del paziente.

Trattamento conservativo

Se la lesione è di entità modesta o se il paziente non conduce una vita particolarmente attiva (dal punto di vista fisico!) lo specialista può valutare l’opportunità di non intervenire chirurgicamente per ricostruire il legamento lesionato.

In questi casi, si possono utilizzare tecniche di medicina rigenerativa combinate ovviamente ad un percorso di fisioterapia e di esercizi di riabilitazione.

Come ho spiegato, tuttavia, se la lesione non è davvero minima il legamento non si può riparare da solo e la funzionalità del ginocchio, nel lungo periodo, potrebbe comunque essere penalizzata da questo approccio.

Intervento chirurgico

intervento chirurgico artroscopico

L’intervento chirurgico ricostruttivo è l’unico tipo di trattamento in grado di ripristinare pienamente la funzionalità del ginocchio in caso di rottura di un legamento crociato.

Il paziente deve però essere diligente nell’affrontare il programma di riabilitazione: dopo la procedura, il ginocchio ha bisogno di essere rieducato alla flessibilità e rinforzato, altrimenti si rischia un recupero incompleto e in qualche caso si potrebbe addirittura rendere necessario un nuovo intervento.

I tempi di recupero

Le tempistiche della riabilitazione variano naturalmente da paziente a paziente.

In generale, già dal secondo giorno il ginocchio sarà movimentato dal fisioterapista (riabilitazione passiva) per accelerare tutto il processo.

Dopo 15-30 giorni dall’intervento in genere si procede a rimuovere il tutore, che serve a mantenere l’arto in estensione durante la prima fase del recupero.

Dopo il 60° giorno di solito è possibile tornare a svolgere attività fisica leggera, mentre per riprendere lo sport agonistico in genere è necessario aspettare fra i 4 ed i 6 mesi.

Le indicazioni dello specialista guideranno il paziente nella graduale ripresa delle sue normali attività.