Le principali articolazioni mobili del nostro corpo, come il ginocchio, il gomito o la spalla, sono protette da piccole sacche di tessuto molle che sono dette borse sierose o anche borse sinoviali.

La loro funzione è ridurre l’attrito che si crea fra i tessuti (come per esempio i tendini della cuffia dei rotatori) quando questi sfregano l’uno contro l’altro perché l’articolazione viene utilizzata.

Le borse sierose prendono questo nome perché contengono un liquido, che si chiama appunto siero o liquido sinoviale ed è altamente lubrificante.

Cos’è la borsite della spalla?

L’infiammazione di una qualsiasi delle borse sierose si indica con il nome di borsite.

Quando la borsite colpisce la borsa subacromiale, che è quella che lubrifica l’articolazione principale della spalla, l’infiammazione può essere particolarmente dolorosa ed avere un impatto significativo sulla qualità della vita del paziente.

Spesso non ci si rende pienamente conto di quanto si utilizzano le braccia fino a quando non è il dolore a ricordarcelo!

I sintomi della borsite alla spalla

fisioterapia borsite

La borsite causa un dolore la cui origine è di solito identificabile in un punto preciso, che il paziente indica nella parte frontale della spalla.

Il dolore può essere accompagnato da una sensazione di calore e dal gonfiore.

Nelle prime fasi della malattia, non è raro che i sintomi si manifestino solamente dopo uno sforzo o, al contrario, di notte o comunque durante il riposo.

Questo avviene perché sia l’inattività che l’attività troppo intensa causano un maggiore assorbimento del liquido sinoviale.

È importante non sottovalutare i sintomi che potrebbero far pensare ad una borsite: se trascurata, la malattia può avere conseguenze molto seccanti, come la limitazione progressiva dei movimenti che è possibile compiere con il braccio, fino ad arrivare al blocco totale dell’articolazione.

In questi casi, i tempi di recupero si possono dilatare notevolmente e possono essere necessari molti mesi di faticosa riabilitazione dopo l’intervento chirurgico.

Le cause della borsite alla spalla

Il sovraccarico di lavoro è la causa più comune del deterioramento della borsa subacromiale.

A determinare il sovraccarico possono contribuire molti diversi fattori, che spesso agiscono contemporaneamente, alimentando l’infiammazione. Ecco alcuni esempi:

  • i traumi, anche piccoli, possono causare debolezza dell’articolazione, che si riflette su tutte le parti molli ed in particolare sui tendini e le strutture circostanti;
  • per lo stesso motivo, l’infiammazione o il deterioramento di altre strutture della spalla si può estendere, se non curato, anche alla borsa subacromiale;
  • l’allenamento praticato con carichi eccessivi o movimenti non corretti può essere un’importante fattore di rischio: la borsite colpisce molti atleti, specialmente chi pratica sport che prevedono l’utilizzo continuo delle braccia;
  • anche i lavori usuranti, specialmente quelli che richiedono sforzi con carichi pesanti da manovrare sopra la testa, sono responsabili di una buona percentuale dei casi di borsite;
  • alcune malattie del metabolismo (per esempio il diabete) e le patologie cardiovascolari costituiscono un fattore di rischio, perché causano una diminuzione dell’irrorazione di sangue nella zona dell’articolazione.

Il ruolo della borsite nella sindrome da impingement

test sindrome impingement

Fra le cause della borsite della spalla meritano particolare attenzione la sindrome da conflitto subacromiale sindrome da impingement e, più in generale, l’infiammazione dei tendini della cuffia dei rotatori.

Non smetto mai di ripetere ai miei pazienti che la spalla dovrebbe essere considerata un sistema unico, specialmente quando si formula una strategia per trattare i problemi articolari.

La sindrome da impingement è una condizione causata dalla testa dell’omero (l’osso che sostiene il braccio ed i suoi muscoli), che va a spingere sulla superficie del tendine del muscolo sovraspinato, comprimendolo contro l’acromion e rendendo doloroso il movimento di adduzione.

Dato che la borsa si trova proprio sotto l’acromion, è chiaro che la sindrome da conflitto e la borsite siano spesso collegate fra loro.

L’infiammazione dei tendini della cuffia dei rotatori, in questa specie di circolo vizioso che si autoalimenta, può essere sia una conseguenza che una causa.

Diagnosi e visita specialistica

La spalla è un complesso articolare particolarmente delicato ed è per questo che, in presenza di sintomi, è bene rivolgersi subito ad uno specialista, che sarà in grado di fare una diagnosi accurata del problema.

La diagnosi della borsite non è difficile e si verifica facilmente, durante la visita, attraverso una serie di test fisici come il test di Neer o il test di Yochum.

Di solito è però necessario utilizzare anche le metodiche di diagnostica per immagini come l’ecografia, la risonanza magnetica o la radiografia per valutare la salute complessiva della spalla e formulare quindi una strategia che tenga in considerazione tutti i fattori che potrebbero essere collegati.

Solo in questo modo è possibile risolvere il problema definitivamente, riportando l’articolazione alla stesso livello di funzionalità che aveva prima della borsite ed evitando che il problema possa ripresentarsi nel medio periodo.

Le cure per la borsite alla spalla: scacco matto al dolore in 5 mosse

  1. Fisioterapia: la metto al primo posto perché la considero l’elemento più importante, senza il quale non è possibile risolvere il problema. La costanza e la diligenza del paziente nel seguire le indicazioni per la riabilitazione sono l’elemento più importante del trattamento.
  2. Riposo: quasi altrettanto importante è fare attenzione ad evitare di sforzare la spalla, rispettando i periodi di riposo prescritti dal team di riabilitazione, sia a seguito dell’intervento chirurgico, che nel caso esso non sia necessario.
  3. Infiltrazioni (e i loro limiti): l’assunzione di farmaci antidolorifici, che all’inizio sono somministrati localmente attraverso il metodo dell’infilatrazione, è il terzo caposaldo di un trattamento efficace. Le infiltrazioni hanno però il limite di allontanare il problema solo temporaneamente e – soprattutto che il loro effetto diminuisce nel tempo.
  4. Terapie fisiche: metodi come le onde d’urto, le tecniche di medicina rigenerativa o la Tecarterapia possono avere un effetto antinfiammatorio ed essere un efficace aiuto nel caso non si ritenga di trattare il problema chirurgicamente ma sono utili anche in caso contrario, sempre nella fase di riabilitazione. È però giusto metterli in secondo piano perché se non sono combinati con le precedenti tecniche non possono essere risolutivi.
  5. Intervento chirurgico: lo metto all’ultimo posto, anche se in modo un poco provocatorio: è chiaro che in alcuni casi, se vi sono danni seri alle strutture dell’articolazione, l’intervento chirurgico è indispensabile. D’altra parte, è pur vero che un intervento chirurgico perfetto non è efficace, se il paziente non segue la strategia di cura nella sua interezza, che spesso si snoda in tutte e cinque le mosse che ho elencato.

Ritorno alla normalità

L’intervento chirurgico viene solitamente effettuato in regime di ospedalizzazione diurna (day hospital): il paziente torna a casa dopo un paio d’ore di attesa, che servono soprattutto per smaltire i postumi dell’anestesia! Che si sia reso necessario l’intervento o meno, per massimizzare i risultati il paziente seguirà diligentemente il programma di riabilitazione che gli viene proposto, che può avere una durata variabile, ma di solito non dura meno di 30-40 giorni. Al termine della riabilitazione, l’articolazione dovrebbe tornare ad essere pienamente funzionale.