Le braccia sono i nostri fondamentali strumenti di lavoro, senza i quali avremmo serie difficoltà persino nelle piccole incombenze della vita di ogni giorno.

Infatti, come per tutte le cose che diamo per scontate, ci rendiamo conto della loro importanza soprattutto quando sopravvengono delle difficoltà.

La spalla, dalla quale il braccio dipende, è un complesso articolare composto da diverse articolazioni, la più importante delle quali è senza dubbio quella che congiunge la scapola con la testa dell’omero (la parte superiore dell’osso che sostiene la muscolatura del braccio).

Cos’è la cuffia dei rotatori?

L’aderenza della testa dell’omero alla cavità glenoidea, una piccola protuberanza semisferica posta sulla parte terminale della scapola, determina la stabilità dell’articolazione.

Gli elementi che garantiscono questa stabilità sono gli stessi tendini, legamenti e muscoli responsabili del movimento delle braccia; fra di essi, la cuffia dei rotatori ha un ruolo preminente.

È una struttura anatomica che è formata dall’unione dei tendini relativi ai quattro muscoli principali che permettono di sollevare e ruotare il braccio.

Viene chiamata in questo modo perché i quattro tendini avvolgono l’articolazione in un modo che ricorda la forma di una cuffia.

Sintomi e cause

cuffia dei rotatori

La cuffia dei rotatori è spesso la fonte dei sintomi dolorosi che interessano la spalla, anche se non è sempre facile individuare correttamente la vera causa patologica.

Infatti, il dolore ed i problemi che affliggono la cuffia dei rotatori possono essere determinati da molte patologie differenti, fra le quali le più comuni sono:

  • eventi traumatici, talvolta anche a distanza di tempo dall’evento stesso;
  • usura, dovuta a movimenti non corretti o a stress eccessivo (comune, per esempio, neilavoratori manuali e negli sportivi professionisti);
  • patologie metaboliche (come il diabete) o degenerative (come l’artrosi) che causano l’indebolimento dei tendini;
  • calcificazioni che possono interessare i tendini;
  • conflitto dei tendini con l’acromion, un’altra sporgenza ossea che si estende dalla scapola e può talvolta usurarli per attrito.

I sintomi più comuni di una lesione della cuffia dei rotatori sono la debolezza muscolare, la limitazione e le difficoltà nel compiere movimenti con il braccio ed, ovviamente, il dolore.

Non è raro che la diagnosi del problema si riveli non semplice e richieda un certo numero di accertamenti strumentali.

Infatti è necessario indagare in modo approfondito le sua cause per formulare una strategia che sia davvero risolutiva: una soluzione superficiale potrebbe causare una rapida recidiva.

Terapie conservative

Quando la cuffia dei rotatori è danneggiata da un’infiammazione o da una lesione parziale, è spesso possibile evitare di ricorrere ad un intervento chirurgico di ricostruzione utilizzando tecniche meno invasive, che permettono tempi di recupero più rapidi ma richiedono diligenza ed impegno da parte del paziente.

Le stesse tecniche sono di solito utilizzate per accelerare la riabilitazione e migliorare i risultati anche nel caso in cui sia necessario ricorrere al trattamento chirurgico.

Ginnastica

esercizi infiammazione cuffia dei rotatori

L’esercizio fisico è centrale per qualsiasi tipo di programma di riabilitazione: l’effetto antinfiammatorio e antidolorifico che si ottiene mettendo i muscoli in movimento è stato ampiamente dimostrato.

È importante seguire scrupolosamente il programma di esercizi che viene proposto dallo specialista, che inizialmente sarà incentrato sul recupero della funizonalità articolare ed in seguito, in una fase più avanzata, sul poteziamento muscolare, che permette di diminuire la probabilità che il problema si ripresenti in futuro.

Tre esercizi contro il dolore

Proprio per questo motivo, ho inserito in questo articolo la descrizione di tre esercizi che possono essere molto utili alla riabilitazione ma anche a chi, pur non riscontrando alcun problema, vorrebbe lavorare sui propri muscoli allo scopo di prevenire la patologia.

  • Si effettua proni, sdraiati su un lettino, con le braccia allungate verso fuori

Sollevare le braccia di qualche centimetro rispetto al lettino, mantenendo la contrazione per circa cinque secondi. Ripetere per due serie di dieci contrazioni

  • Si esegue da seduti, con i gomiti aderenti ai fianchi ed una corda elastica fra le mani

Effettuare piccole rotazioni delle braccia mentre si tiene l’elastico in tensione, mantenendo la posizione dei gomiti. Ripetere per due serie di dieci rotazioni.

  • Si pratica in piedi, legando la corda elastica ad un gancio o ad una maniglia e posizionandosi con i piedi paralleli alla corda ed il braccio da esercitare all’interno.

Mantenere il gomito interno aderente al fianco e tirare l’elastico fino a ruotarlo 45°-60° verso l’interno. Ripetere per due serie di dieci rotazioni.

Farmaci FANS

I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) possono essere un grande alleato per lenire l’infiammazione che è alla base delle lesioni della cuffia dei rotatori, specialmente se li si combina con un adeguato regime di esercizio fisico.

L’infiammazione, infatti, può talvolta essere causa della lesione; comunque, anche nei casi in cui sopravvenga a seguito di essa, contribuisce a deteriorare ulteriormente i tessuti molli circostanti e peggiorando lentamente la situazione.

FANS e associazione con esercizio fisico

In passato, molti medici ritenevano che la somministrazione di antinfiammatori fosse sufficiente anche in assenza di ginnastica riabilitativa. Come ho accennato prima, negli ultimi anni molti studi hanno dimostrato che il ruolo dell’esercizio fisico è preminente e che la somministrazione di FANS ha un effetto notevolmente ridotto se non si affianca alla fisioterapia ed alla ginnastica.

Terapie fisiche

Esistono ulteriori metodi per facilitare la guarigione delle lesioni della cuffia dei rotatori. Anche in questo caso si tratta di metodi che possono essere utilizzati sia a seguito dell’intervento chirurgico che quando si decida che l’intervento non è necessario.

Tecniche come le onde d’urto o la Tecarterapia (di cui parlerò più diffusamente nel prossimo paragrafo) possono essere di grande aiuto nell’accelerare i tempi di recupero e minimizzare i sintomi dolorosi.

Cos’è la Tecarterapia?

Si tratta di una tecnica assolutamente indolore e non invasiva, che utilizza un condensatore di energia elettrica per stimolare la riparazione dei tessuti attraverso il calore, la vasodilatazione e l’aumento della microcircolazione locale.

Questo consente di ottenere effetti antidolorifici, antinfiammatori e rigenerativi semplicemente applicando degli elettrodi nei punti più adatti. Inutile dire che questa terapia deve essere somministrata in un centro specializzato, da persone esperte: conoscenza della tecnica e qualità del macchinario sono fondamentali nel determinare la buona riuscita del trattamento.