Un dolore molto intenso alla spalla, senza alcuna giustificazione apparente: è così che le calcificazioni alla spalla si fanno sentire.

È un processo degenerativo che interessa i tendini: è caratterizzata dalla formazione di depositi di calcio sulla superficie dei tessuti connettivali tendinei, che provocano un forte dolore.

Che cosa sono le calcificazioni alla spalla?

Le calcificazioni alla spalla sono dei depositi di calcio che si sedimentano all’interno del tessuto tendineo della cuffia dei rotatori.

È una delle condizioni patologiche che colpiscono più spesso la spalla.

Si verifica in presenza di alcuni fattori, fra i quali l’infiammazione e la predisposizione genetica.

Sulla superficie dei tendini si formano delle calcificazioni che, quando i tendini scorrono l’uno contro l’altro, aumentano considerevolmente l’attrito e possono in alcuni casi provocare lesioni sulla superficie dei tendini stessi.

Le calcificazioni si possono formare su tutti i tendini ma sono particolarmente frequenti ed insidiose quando interessano i tendini della cuffia dei rotatori: gli spazi ristretti entro i quali questi tendini agiscono e la frequenza con la quale utilizziamo le braccia rendono molto più rapido e doloroso il loro processo di deterioramento.

Il tendine del muscolo sopraspinato e quello del muscolo sottospinato (in misura minore) sono quelli colpiti più frequentemente.

Sebbene non vi siano certezze scientifiche sui motivi di questo dato, si pensa che la scarsa irrorazione di sangue delle strutture che compongono la cuffia dei rotatori sia una delle cause principali della formazione di calcificazioni.

Quali sono i sintomi?

Come ho accennato, la cuffia dei rotatori è una delle sedi più comuni e dolorose per le calcificazioni dei tendini.

In particolare, la spalla destra è colpita in modo più frequente, per via della tendenza ad un maggiore utilizzo (per le persone mancine, vale chiaramente la considerazione opposta).

È da tenere presente che in molti casi la tendinite calcifica non manifesta alcun sintomo distinguibile; spesso diventa sintomatica solamente, provocando un forte dolore, quando i tendini ed il tessuto molle circostante sono già stati indeboliti e danneggiati dalle calcificazioni.

Calcificazioni spalla: quali sono i fattori di rischio?

La principale causa delle calcificazioni è l’infiammazione cronica. Non tutte le tendiniti, però, provocano le calcificazioni: quando si sviluppano calcificazioni, si parla, appunto, di tendinite calcifica.

L’infiammazione può essere accelerata in modo significativo nei casi di pazienti che si sottopongono ad attività lavorative manuali pesanti oppure a pratica sportiva troppo frequente (come nei casi degli sportivi professionisti).

Tuttavia, anche i periodi di lunga inattività, come quelli dovuti ad un infortunio o ad un’operazione chirurgica, possono favorire la comparsa di calcificazioni.

Chi è più interessato?

calcificazioni alla spalla

Secondo le statistiche epidemiologiche, le donne in età adulta sono il tipo di paziente più colpito da questo problema.

In particolare, alcune condizioni abbastanza frequenti nelle donne nella fascia d’età fra i 50 ed i 70 anni, come:

  • gli squilibri ormonali;
  • le malattie che colpiscono la tiroide;
  • alcune patologie autoimmuni,

sono considerati importanti fattori di rischio per la periartrite, che comporta l’infiammazione e quindi aumenta notevolmente il rischio di calcificazioni.

Quali sono le fasi della tendinite calcifica?

calcificazioni spalla tendinite calcifica

Si possono distinguere tre fasi principali di questa patologia:

  • la fase di formazione, durante la quale le cellule del tendine si modificano per un processo detto di “metaplasia”, trasformandosi in cellule produttrici di calcio;
  • la fase di calcificazione, in cui nei piccoli solchi creati dalle lesioni, si depositano i sali di calcio;
  • la fase di riassorbimento, di solito più dolorosa della prima, in cui il deposito di calcio si ammorbidisce gradualmente, risolvendosi spesso in modo spontaneo.

I danni provocati dalle calcificazioni rendono però probabile la recidiva del problema, fino a quando i tessuti non siano stati riparati.

Perché i lavaggi endoscopici non risolvono la causa?

Le calcificazioni raramente sono la causa primaria del problema.

Questa va ricercata invece nell’infiammazione (che può essere conseguenza di un sovrautilizzo, di un danno pregresso o di una combinazione di questi due fattori) e nelle sue origini.

Come abbiamo detto prima, infatti, la principale causa è l’infiammazione cronica dei tendini.

In ogni caso, considerando che quando i sintomi si manifestano le lesioni tendinee si sono già verificate, il lavaggio endoscopico, che scioglie le calcificazioni, risolve il problema solo temporaneamente: risolve quindi le conseguenze e non le cause.

Nel medio-lungo periodo la debolezza indotta dalle lesioni causerà infatti la formazione di nuove calcificazioni.

Qual è la soluzione?

calcificazioni spalla soluzioni

Se i tendini della cuffia dei rotatori presentano lesioni significative, l’unica soluzione a lungo termine è un intervento chirurgico di ricostruzione dei tendini lesionati.

Solo nei rari casi in cui la patologia è diagnosticata in fase precoce, quando i danni ai tessuti non sono ancora importanti, è possibile evitare la procedura chirurgica e ricorrere ad un approccio più conservativo.

Trattamento conservativo per la tendinite calcifica

Le misure preventive per la tendinite calcifica possono essere:

  • fisioterapia;
  • riposo;
  • supporto con ausili.

Consiglio caldamente di non intraprendere una terapia conservativa senza prima essersi sottoposti a una visita specialistica, in quanto queste misure, se non necessarie, possono seriamente danneggiare i tendini.

Trattamento chirurgico

L’intervento si effettua, se possibile, con procedura artroscopica, per abbreviare i tempi di recupero e minimizzare le dimensioni della cicatrice chirurgica.

Questa procedura consente di rimuovere i depositi di calcio, riparare il tendine lesionato e permette di trattare ulteriori lesioni, spesso non visibili.

Quali sono i tempi di recupero?

In seguito all’intervento, l’efficacia ed i tempi del pieno recupero delle funzionalità dipendono molto dall’impegno del paziente nel perseguire con diligenza il programma di riabilitazione proposto dagli specialisti del team medico.

Il braccio deve rimanere immobilizzato dal tutore rigido all’incirca per trenta giorni.

Una volta trascorso questo tempo, sarà comunque il medico ad autorizzare la ripresa delle attività che hanno un alto impatto sulla spalla, come sollevare pesi o praticare attività sportiva.

La riabilitazione della muscolatura del braccio e della spalla è particolarmente rilevante nell’impedire che in futuro il paziente possa essere soggetto ad altre lesioni o recidive.