Un dolore molto intenso alla spalla, senza alcuna giustificazione apparente: è così che si presenta in molti casi la tendinite calcifica.

Si tratta di una patologia che colpisce la cuffia dei rotatori, la “guaina” di tendini che ha lo scopo di stabilizzare e proteggere l’articolazione fra scapola ed omero, la principale fra quelle che fanno parte del complesso articolare della spalla.

Che cos’è la tendinite calcifica?

È una delle condizioni patologiche che colpiscono più spesso la spalla.

Si verifica in presenza di alcuni fattori, fra i quali l’infiammazione e la predisposizione genetica sembrano avere un ruolo centrale: sulla superficie dei tendini si formano delle calcificazioni che, quando i tendini scorrono l’uno contro l’altro, aumentano considerevolmente l’attrito e possono in alcuni casi provocare lesioni sulla superficie dei tendini stessi.

Queste calcificazioni si possono formare su tutti i tendini ma sono particolarmente frequenti ed insidiose quando interessano i tendini della cuffia dei rotatori: gli spazi ristretti entro i quali questi tendini agiscono e la frequenza con la quale utilizziamo le braccia rendono molto più rapido e doloroso il loro processo di deterioramento.

Chi è il paziente tipo?

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Secondo le statistiche epidemiologiche, le donne in età adulta sono il tipo di paziente più colpito da questo problema.

In particolare, alcune condizioni abbastanza frequenti nelle donne nella fascia d’età fra i 50 ed i 70 anni, come:

  • gli squilibri ormonali;
  • le malattie che colpiscono la tiroide;
  • alcune patologie autoimmuni,

sono considerati importanti fattori di rischio per la periartrite, che comporta l’infiammazione e quindi aumenta notevolmente il rischio di calcificazioni.

Quale arto viene interessato maggiormente?

Come ho accennato, la cuffia dei rotatori è una delle sedi più comuni e dolorose per le calcificazioni dei tendini.

In particolare, la spalla destra è colpita in modo più frequente, per via della tendenza ad un maggiore utilizzo (per le persone mancine, vale chiaramente la considerazione opposta).

È da tenere presente che in molti casi la tendinite calcifica non manifesta alcun sintomo distinguibile; spesso diventa sintomatica solamente quando i tendini ed il tessuto molle circostante sono già stati indeboliti e danneggiati dalle calcificazioni.

Quale tendine è più spesso coinvolto?

Il tendine del muscolo sopraspinato ed, in misura minore, quello del muscolo sottospinato sono quelli più frequentemente colpiti.

Sebbene non vi siano certezze scientifiche sui motivi di questo dato, si pensa che la scarsa irrorazione di sangue delle strutture che compongono la cuffia dei rotatori sia una delle cause principali della formazione di calcificazioni.

Quali sono le cause?

La principale causa della tendinite calcifica è ovviamente la naturale degenerazione dei tessuti dovuta all’invecchiamento delle cellule.

Questa può essere accelerata in modo significativo dall’usura, che può essere dovuta per esempio ad attività lavorative manuali oppure alla pratica sportiva troppo frequente (come per l’allenamento intensivo degli sportivi professionisti).

Tuttavia, anche i periodi di lunga inattività, come quelli dovuti ad un infortunio o ad un’operazione chirurgica, possono favorire la comparsa di calcificazioni.

Quali sono le fasi della tendinite calcifica?

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Si possono distinguere due fasi principali di questa patologia:

  • la fase di formazione, durante la quale le cellule del tendine si modificano per un processo detto di “metaplasia”, trasformandosi in cellule produttrici di calcio;
  • la fase di riassorbimento, di solito più dolorosa della prima, in cui il deposito di calcio si ammorbidisce gradualmente, risolvendosi spesso in modo spontaneo.

I danni provocati dalle calcificazioni rendono però probabile la recidiva del problema, fino a quando i tessuti non siano stati riparati.

Perché la tendinite calcifica è una conseguenza di una lesione tendinea?

La calcificazione non è però il vero problema, non è quindi l’eziopatogenesi (la causa del problema), ma è un effetto che porta il tendine a calcificarsi.

Generalmente in queste patologie, che sono molto frequenti, si tende a combattere la calcificazione come fosse la causa, anche se spesso tali calcificazioni sono delle vere e proprie lesioni con dis-inserzione del tendine dalla testa omerale, che confluiscono quindi nel grande capitolo delle lesioni tendinee.

Perché i lavaggi endoscopici non risolvono la causa?

Le calcificazioni raramente sono la causa primaria del problema.

Questa va ricercata invece nell’infiammazione (che può essere conseguenza di un sovrautilizzo, di un danno pregersso o di una combinazione di questi due fattori) e nelle sue origini.

In ogni caso, poiché quando i sintomi si manifestano le lesioni tendinee si sono già verificate, il lavaggio endoscopico, che scioglie le calcificazioni, risolve il problema solo temporaneamente: nel medio-lungo periodo la debolezza indotta dalle lesioni causerà infatti la formazione di nuove calcificazioni.

Qual è la soluzione?

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Se i tendini della cuffia dei rotatori presentano lesioni significative, l’unica soluzione a lungo termine è un intervento chirurgico di ricostruzione dei tendini lesionati.

Solo nei rari casi in cui la patologia è diagnosticata in fase precoce, quando i danni ai tessuti non sono ancora importanti, è possibile evitare la procedura chirurgica e ricorrere ad un approccio più conservativo.

L’intervento si effettua, se possibile, con procedura artroscopica, per abbreviare i tempi di recupero e minimizzare le dimensioni della cicatrice chirurgica.

Quali sono i tempi di recupero?

In seguito all’intervento, l’efficacia ed i tempi del pieno recupero delle funzionalità dipendono molto dall’impegno del paziente nel perseguire con diligenza il programma di riabilitazione proposto dagli specialisti del team medico.

Il braccio deve rimanere immobilizzato dal tutore rigido all’incirca per trenta giorni.

Una volta trascorso questo tempo, sarà comunque il medico ad autorizzare la ripresa delle attività che hanno un alto impatto sulla spalla, come sollevare pesi o praticare attività sportiva.

La riabilitazione della muscolatura del braccio e della spalla è particolarmente rilevante nell’impedire che in futuro il paziente possa essere soggetto ad altre lesioni o recidive.